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Moretti: "Sempre i soliti politici, ora si faccia spazio ai giovani"

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VASTO – Da Stefano Moretti, ex coordinatore vastese della Lega Nord e tuttora iscritto al partito di Bossi, riceviamo e pubblichiamo una disamina relativa alla situazione politica: 
“Ho cominciato la mia attività politica alla giovane età di 13 anni quando mosso dal fascino acceso in me dalle imprese politico diplomatiche del Conte Camillo Benso di Cavour mi sono avvicinato al Partito Liberale Italiano iniziando la militanza all’interno della GLI. Sono passati 24 anni durante i quali ho sempre portato avanti battaglie di ideali concentrate sul rispetto della res publica. Nel corso di tutto questo tempo ho visto svanire dal panorama politico quella compostezza che contraddistingueva i grandi statisti del passato. La politica è sempre più distante dai cittadini. La frattura che si è aperta sembra ormai incolmabile ed ha portato i politici a trasformarsi da rappresentanti delle esigenze del popolo a garanzie per i poteri forti identificati in banche, assicurazioni e grande industria. Questa metamorfosi è stata possibile grazie al sopravvento che il mercato ha conquistato nel modello di società che sta disegnando il nostro periodo storico.Tutti parlano di cambiamento e di rivoluzione ma tutto quello che si dice non andrà oltre il puro e semplice parlare. Sono d’accordo con Galimberti e con il mio amico De Ficis nel sostenere che  difficilmente qualcosa cambierà attraverso una vera e propria rivoluzione. Pensiamo al rivoltoso ’68, allora c’era ancora una dimensione umanistica, ovvero c’era la possibilità di scontro tra due volontà ben distinte. E questo, forse, era un bene. Infatti, in quegl’anni, gli interessi dell’operaio erano diversi, opposti forse, da quelli del grande imprenditore; il signor Rossi o il signor Tal dei Tali si scontrava ogni giorno con il signor avvocato  Agnelli. Questo contrasto era già stato definito da Hegel come rapporto  Servo/Padrone. In fin dei conti, c’era terreno di scontro che, volendo o non volendo, portava ad un progresso comune. Oggi, sia il Servo (operaio) che il Padrone (imprenditore) sono dalla stessa parte. Paradossalmente non sono più contrapposti, vanno a braccetto. Tutto questo perché sopra di loro aleggia, come un uccello nero e aggressivo, quella che il filosofo Galimberti chiama dimensione anonima, ovvero il Mercato. Una dimensione anonima che si completa  con la tecnica finanziaria e gli investimenti, con le rincorse affannose al  prestito, con l’ipotecarsi tutto per acquistare il superfluo, ipotecare figli e  futuro, ipotecarsi anche le mutande. Il Mercato diventa, quindi, la volontà  antagonista e intangibile sia del Servo che del Padrone. Ci si chiede, quindi,  cos’è questo Mercato? Cos’è questo Nessuno? Data l’indecifrabilità di questo Nessuno, i giovani d’oggi non sanno con chi prendersela, rinunciano alla battaglia, abbandonano l’idea di Rivoluzione. Bivaccano e vegetano in una società che sembra ottima, ma che ottima non è affatto.Questo stato di cose ha portato una frattura generazionale netta che ha diviso padri e figli. I primi partoriti dal ’68 erano mossi da ideali e dalla voglia di cambiare, i secondi invece generati dal mercato vivono nell’uniformismo e nell’indifferenza. In Forza Italia Giovani, con il mio caro amico Andrea Di Teodoro, abbiamo  cercato di portare avanti una vera e propria rivoluzione liberale tesa a  riunire le due sponde separate dalla profonda faglia che divide i garantiti dai non garanti. Purtroppo finita la nostra era alla guida del Partito Giovanile l’importanza  di proseguire questo cammino è stata sminuita e sopita dalla indifferenza degli uomini di partito e della società dominata ormai dalla dimensione anonima.Tempo fa Brunetta ha provato a riprendere il discorso ma è stato subito azzittito dal silenzio dei dormienti. Questa premessa è necessaria per agganciarmi alla proposta lanciata nei giorni scorsi da Giuseppe La Rana sul suo giornale. Il giovane Giuseppe, mosso da nobili ideali, ha lanciato una proposta  totalmente condivisibile ma che per avere vita ha bisogno di ossigeno  intellettuale e di un progetto che si basa su fondamenta solide teso al futuro partendo dalle necessità che i giovani hanno di sentirsi rappresentati per poter avere una guida valida che tuteli i loro interessi e colmi il divario che nel corso di questi ultimi anni si è creato dividendoli dalla generazione dei padri. Questa è la vera battaglia che deve essere affrontata per dare un nuovo  slancio non solo alla società vastese ma a quella italiana. Se tutti aspettiamo che il vero cambiamento lo possa offrire questa classe politica dove troviamo un Presidente della Repubblica ingessato dagli anni e delle Camere sull’orlo della pensione possiamo restare in attesa per l’eternità. Il vero cambiamento lo può garantire solo la nostra generazione quella che oggi copre la fascia di età compresa tra i 18 ed i 40 anni. La generazione dei non garantiti, la generazione di coloro che uniti contano per oltre un terzo della popolazione italiana e potenzialmente potrebbero essere in grado di esprimere il Governo della Nazione”. 

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