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Consiglio comunale unanime: "Vertenza San.Stefar in Prefettura"

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SAN SALVO – Maggiori sicurezze per i lavoratori della San SteFar. E’ quanto ha chiesto nell’ultima seduta il Consiglio comunale a San Salvo. L’unanimità di intenti di tutte le componenti dell’assise civica ha portato all’approvazione di un ordine del giorno che il sindaco, Gabriele Marchese, aveva proposto in merito alla situazione dei lavoratori sansalvesi, da oltre un anno senza stipendio, e delle oltre 300 persone che dal prossimo 21 aprile resteranno senza le cure di cui hanno bisogno. I centri di riabilitazione San.SteFar (che si trovano anche a Vasto e Casalbordino), che appartengono al gruppo Angelini, hanno annunciato per il prossimo 20 aprile la fine di ogni trattamento verso i propri degenti, con notevoli ripercussioni sulle condizioni di questi. Erano presenti alla seduta i familiari di pazienti e lavoratori. Questi ultimi per onore del servizio che svolgono e consci delle situazioni di disagio con cui giornalmente devono rapportarsi molti pazienti, si sono detti pronti a prestare le cure necessarie senza percepire alcuno stipendio, ma solo per il rispetto dell’uomo e delle sofferenze che questo incontra nell’arco della sua vita. Marchese chiederà al prefetto di Chieti, Vincenzo Greco, l’attivazione presso la Prefettura di un tavolo tecnico al quale venga invitata la Regione Abruzzo per verificare se esiste la possibilità di pervenire al commissariamento dei centri San.Stefar del Vastese, al fine di garantire l’assistenza ai pazienti che non possono in alcun modo essere esposti ad interruzioni dei trattamenti riabilitativi. Il primo cittadino èn altresì pronto a contattare e chiedere al presidente dell’assemblea dei sindaci della Asl Lanciano–Vasto–Chieti, Luciano Lapenna, la convocazione urgente dell’assemblea stessa per affrontare l’emergenza socio-Sanitaria che potrebbe verificarsi il prossimo 21 aprile. Marchese ha poi concluso dicendo: “È necessario che la Regione si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e dia soluzione alla problematica occupazionale di oltre 1600 lavoratori che hanno prestato servizio gratuitamente garantendo il diritto alla salute ai tanti pazienti che non hanno alternative per le cure di cui necessitano”.

Emanuele La Verghetta

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