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"La mia vita è finita il 6 aprile 2009": Parisse al dibattito di "Polis"

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VASTO – “La mia vita è finita il 6 aprile 2009. Dopo ne è cominciata un’altra e ogni giorno cerchiamo le motivazioni per viverla. Non è facile”. Giustino Parisse, caporedattore del quotidiano Il Centro, ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del terremoto dell’Aquila, che gli ha strappato via i figli di 16 e 18 anni e il padre di 75. Insieme alla moglie e due amici, ieri Parisse è stato ospite di Vasto è Cultura, l’iniziativa organizzata da Polis, il laboratorio politico-culturale diretto da Davide D’Alessandro. E’ stato quest’ultimo, insieme a Margherita Conti, a rivolgere le domande all’autore del toccante libro Quant’era bella la mia Onna davanti alla platea del cinema Corso. “Qualcosa è stato fatto – ha detto Parisse – ma è persino banale dire che tutto è ancora da fare. Adesso non bastano più le invocazioni, tipo non dimenticateci. Occorrono gesti concreti, fatti e, sia detto con chiarezza, soldi, tanti soldi che Roma dovrà dirigere verso il nostro territorio. Niente potrà essere più come prima, nessuno può pensare di ricostruire ciò che è stato distrutto, ma qualcosa dovrà pure rinascere e tornare a vivere”.

“Parisse – commenta D’Alessandro – ha toccato l’animo del folto pubblico presente senza mai lasciarsi andare ad accuse o polemiche. Non si è mai iscritto né al partito delle carriole rosse né a quello delle carriole azzurre. Troppo devastante l’evento vissuto, troppo lacerante il dolore, per lasciare spazio allo sport che accompagna da sempre il popolo italiano: quello di dividersi in guelfi e ghibellini”.
“Deve finire – ha detto il giornalista de Il Centro – anche il tempo delle ordinanze affidate a commissario e vice commissario. Occorre una legge del Parlamento e a quella fare riferimento. Ovviamente una legge straordinaria, ma non possiamo continuare a chiedere dilazioni sul pagamento delle imposte e quant’altro. Iterremoto è ciò che lascia nei luoghi e nelle anime. A me ha lasciato la colpa di aver fatto morire i miei figli. Ho speso la mia vita a fare continue ristrutturazioni della casa crollata come un castello di carta. Non ho difeso i miei figli. Non li ho messi in sicurezza. Poi, è vero che la vita di ognuno di noi è appesa a un filo, ma resta un dolore fitto, atroce, che non si può raccontare”. “La serata – racconta D’Alessandro – si è conclusa con l’emozionante lettura, da parte della Conti, dell’articolo scritto da Parisse sull’arrivo all’Aquila del Giro d’Italia, una volta un film pieno di allegria e di colori, oggi irrimediabilmente pieno di tristezza. Un film in bianco e nero”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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