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Il convegno: "Diritto alla morte non significa diritto di morire"

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VASTO – Gli aspetti umani, giuridici e religiosi del testamento biologico. Li ha trattati a Vasto il professor Luigi Medea in un’interessante conferenza nella sede dell’associazione Amici degli Anziani, di cui è presidente Angela Poli Molino. Medea ha ricordato i casi che sono finiti sulle cronache nazionali: le storie di Piergiorgio Welby, Terri Schiavo, Salvatore Crisafulli ed Eluana Englaro. Il testamento biologico, ha ricordato il relatore, è “un documento con cui una persona capace di intendere e volere esprime la propria volontà circa le terapie e i trattamenti sanitari cui desidera o non desidera essere sottoposta nella eventualità in cui dovesse perdere la capacità di esprimersi”, richiamando da una parte gli elementi di grossa rilevanza nazionale ed europea che emergono sulla tematica nella convenzione di Oviedo, nel codice di deontologia medico italiano, nel Comitato per la bioetica, ma sottolineando dall’altra che “in Italia in assenza di una legge che rende giuridicamente valido un testamento biologico stilato dal cittadino, la giurisprudenza a cui si fa riferimento è quella che si riallaccia alle norme previste nel codice civile e in quello penale”. Medea ha anche proposto al pubblico i risultati del dibattito politico che ha portato al via libera della commissione Affari sociali della Camera dei deputati al disegno di legge sul testamento biologico e ha sottolineato la posizione della Chiesa, secondo cui il diritto alla morte “non designa il diritto di procurarsi o farsi procurare la morte come si vuole, ma il diritto di morire in tutta serenità, con dignità umana e cristiana”.

Giuseppe Ritucci

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