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Associazione Porta Nuova: "Zone franose diventano aree edificabili"

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VASTO – Un’area franosa, la cosiddetta zona rossa, può diventare verde e, quindi, edificabile. Basta modificare il Piano regolatore del Comune di Vasto e il Piano di assetto idrogelogico della Regione Abruzzo per cambiare colore alle cartografie e consentire di costruire su un terreno in cui fino a due mesi fa realizzare edifici era vietato perché ritenuto pericoloso. E’ quanto sostiene in un dossier l’associazione civica Porta Nuova, il cui presidente, Michele Celenza, carte alla mano, punta il dito contro l’amministrazione comunale e annuncia che “verificheremo la possibilità di intraprendere le opportune iniziative” sotto l’aspetto “giudiziario”.

La zona. “Tutta la zona” classificata come “B2 a ridosso delle vie Santa Lucia e San Nicola (e non solo quella) viene resa edificabile”, scrive Celenza nel documento. La modifica è già stata fatta, perché “il cosiddetto comitato istituzionale dell’Autorità dei bacini di rilievo regionale dell’Abruzzo, nella sua seduta dello scorso 1° marzo 2010, ha deciso di accogliere la proposta, presentata dal Comune di Vasto, di correzione di errore materiale con modifica di un’area a pericolosità molto elevata, derivante da una frana di scorrimento rotazionale attiva, in località Casarza-Torricella”. Le conseguenze sono due: “Sono stati revocati i provvedimenti di sequestro” di alcuni edifici in costruzione “disposti dall’autorità giudiziaria” e “tutta la zona B2 a ridosso delle vie Santa Lucia e San Nicola (e non solo quella) viene resa edificabile”. Ci si potrà costruire, mentre prima era vietato perché ritenuto terreno a rischio.

La storia. “La zona in questione – ricorda Celenza nel dossier – è da anni al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica cittadina, nonché di quella della locale Procura della Repubblica. All’origine, la singolare discordanza tra le previsioni del Piano regolatore cittadino – per cui la zona è in parte edificabile – e quelle del Piano di assetto idrogeologico (Pai) regionale, che al contrario ne vietava l’edificazione in ragione dell’instabilità geologica dei luoghi. Un conflitto che nel dicembre 2005 l’amministrazione di centrodestra tentò di risolvere a tutto favore del Prg”, ma “la richiesta non fu accolta e fu anzi ritirata in seguito dalla nuova maggioranza comunale. Nonostante questo, il Comune continuò almeno fino a febbraio 2006 a rilasciare licenze edilizie sulla base del solo Prg”. Ma si aprì un’indagine con effetto domino. Nei primi 7 mesi del 2007, l’inchiesta della magistratura portò al sequestro di numerosi cantieri e all’emissione di diversi avvisi di garanzia. Porta Nuova sottolinea che “le dichiarazioni dei politici si sprecarono. Questa amministrazione non tollererà più alcun abuso edilizio, disse, tra gli altri, il sindaco Lapenna”. Invece, secondo l’associazione, “il progetto che fu dell’amministrazione Pietrocola è stato portato a compimento, in termini notevolmente peggiorati, dall’amministrazione Lapenna”, che “l’ha fatto passare in modo rapido e indolore, senza tanti inutili clamori. E persino con valore retroattivo”, cioè salvando anche i cantieri che erano stati già sequestrati. “Com’è stato possibile?”, chiede Celenza, che vuole sapere “dove sia in tutto ciò l’errore materiale”, che ha consentito di adottare una procedura più snella, evitando “l’esame del Consiglio comunale” e, quindi, di informare i cittadini sulle modifiche.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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