vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Recinzioni in spiaggia, la questione finirà alla Corte costituzionale

Più informazioni su

VASTO – Il Comune non vuole issare bandiera bianca. Nemmeno dopo che il Consiglio regionale ha approvato a scrutinio segreto la norma salva-recinzioni, che torneranno a comparire sulla spiaggia di Vasto dopo le ordinanze di abbattimento delle reti che non garantivano l’accesso al litorale e i ricorsi al Tar dei balneatori obbligati ad eliminarne. Sono destinate a trasformarsi in battaglia giudiziaria, anche davanti alla Corte costituzionale, le polemiche di ieri sull’emendamento proposto dai consiglieri Antonio Prospero (Pdl), Giuseppe Tagliente (Rialzati Abruzzo) e Antonio Menna (Udc) e approvato dall’aula. L’amministrazione comunale di Vasto studia le contromosse. La questione potrebbe arrivare fino a Roma, sul tavolo dei giudici costituzionali.

Le norme della discordia. Nel mirino del centrosinistra finiscono due norme approvate in Consiglio regionale. La prima consente ai titolari delle concessioni balneari di proteggere con recinzioni “di altezza non superiore a metri 1,80 un’area circostante la struttura principale: il sistema di protezione dovrà essere posto a una distanza non superiore a 10 metri dal perimetro della struttura principale”. L’altra stabilisce che “sono fatti salvi i sistemi di protezione esistenti, autorizzati antecedentemente alla data di approvazione del Piano demaniale marittimo”. Traduzione: chi la rete non ce l’ha, o l’ha eliminata dopo le ordinanze, può farne una nuova; e chi l’ha lasciata può continuare a tenerla. I balneatori che si erano opposti all’abbattimento ritengono in questo modo di mettere al sicuro gli stabilimenti. Secondo il Comune, la Regione concede in questo modo il via libera alla privatizzazione della spiaggia, di cui i balneatori non sono proprietari.

La Corte costituzionale. “E’ una questione che finirà davanti alla Corte costituzionale”, prevede il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna. L’amministrazione comunale vede quella del ricorso alla Consulta come una possibilità concreta, ritenendo le nuove norme regionali in contrasto con la legge nazionale, che vieterebbe le recinzioni. A questo punto, le strade sono due: il Governo nazionale può impugnare la legge regionale ritenendo che violi quella in vigore su tutto il territorio italiano. Oppure potrebbe farlo il Comune, visto che a novembre si tornerà davanti al Tar (che nei giorni scorsi aveva concesso la sospensiva ad alcuni balneatori). L’avvocatura comunale valuterà se è una strada percorribile quella di sollevare davanti al Tar la questione di legittimità costituzionale.

Il giudizio. La Corte costituzionale è il giudice delle leggi. Non giudica le persone, ma le leggi. Nessuna legge del Parlamento o dei Consigli regionali può essere in contrasto con la Costituzione. In caso di contrasto, la Costituzione vince, la legge ordinaria perde e viene eliminata totalmente o parzialmente con una sentenza della Corte costituzionale.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

Più informazioni su