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Si spara a Punta Aderci: operazione anti-bracconaggio nella riserva

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VASTO – La riserva di Punta Aderci disseminata di trappole. Non solo: c’è anche chi spara pericolosissimo colpi di pistola per catturare i cinghiali. Hanno presentato un esposto alla procura presso il Tribunale di Vasto perché indaghi per maltrattamento di animali. Lo hanno fatto polizia provinciale, guardie del Wwf, guardie ittiche e venatorie dell’Arcipesca e dell’Arcicaccia, personale della riserva e Protezione civile Giacche verdi. Hanno posto sotto sequestro 4 trappole e ne cercano almeno altrettante nel perimetro dell’area protetta e nella fascia di rispetto, la striscia di terreno-cuscinetto sottoposta anch’essa a vincoli ambientali. Le conseguenze sono devastanti anche per diverse altre specie che finiscono inavvertitamente nelle trappole sistemate dai bracconieri. I risultati dell’operazione anti-bracconaggio eseguita a Vasto sono stati resi noti stamani da Stefano Taglioli e Alessia Felizzi, della cooperativa Cogecstre che gestisce Punta Aderci, e dai responsabili del personale impegnato nel setacciamento dell’area di elevato pregio naturalistico: Armando Ferrante e Antonio Miri (comandante generale e locale della polizia provinciale), Angelo Pessolano (presidente provinciale di Arcicaccia), Claudio Allegrino (responsabile provinciale delle Guardie Wwf) ed Eustachio Frangione (responsabile delle Giacche verdi). Terranno d’occhio anche la riserva regionale del Bosco di don Venanzio. “E’ un vero e proprio assalto alla riserva”, afferma Taglioli. “Già un paio di mesi fa – racconta – le Giacche verdi avevano sequestrato numerosi lacci in acciaio. Un’altra gabbia era stata requisita dalla polizia provinciale. Le trappole sono sistemate per lo più in campi coltivati nell’area che va dal carcere di Torre Sinello al fiume Sinello. Sono per i cinghiali, ma possono finirci dentro anche tassi e animali di ogni specie”. “Più gli esemplari cercano di scappare – spiega Pessolano – più il laccio si stringe, soffocandoli. Ci sono gli estremi per il reato di maltrattamento degli animali Per questo, è pronto un esposto alla Procura della Repubblica. Per fare i lacci si usano anche fili di accelerazione delle motozzappe dotati di ami da tonno. Sono stati abbattuti circa 100 cinghiali. E c’è anche chi spara: una mamma-cinghiale è stata trovata morta a causa di un colpo di pistola. Era incinta di 7-8 cuccioli. Il numero degli esemplari si è più che dimezzato”. Secondo Taglioli, “questa operazione congiunta dimostra che la riserva unisce ed è di tutti. Non è vero che i cacciatori non vogliono le riserve”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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