vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Associazione "Il Cineocchio": il 2 agosto l'omaggio a Sergio Endrigo

Più informazioni su

VASTO – Da Ivo Menna, responsabile dell’associazione Il Cineocchio, riceviamo e pubblichiamo:

Sergio Endrigo: poeta e cantautore, e non raramente scrittore. Eccolo riemergere a Vasto con le sue canzoni interpretate dal cast del 2 agosto. Un elenco di cantautori italiani giovani e meno giovani, che hanno attinto alla sua creazione con gli stili di una contemporaneità nuova e originale. Giovani cantautori, per la gran parte partecipanti alle serate novembrine del Club Tenco, inventato a Sanremo da Amilcare Rambaldi un indimenticabile scopritore di talenti e cantautori. Quel Club Tenco che gli aveva assegnato il massimo del riconoscimento nel 1974 del suo premio. Nel 2001 sempre il Club Tenco lo ha voluto celebrare, dedicandogli una intera rassegna e coinvolgendo: Gino Paoli, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Marisa Sannia, Roberto Vecchioni, Sergio Bardotti, Stefano Bollani, Sergio Cammariere, Vinicio Capossela, Cristiano De André, La Crus, Pacifico, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Tosca, Acquaragia Drom, Chiaroscuro, presenti persino i catalani Luis Aduardo Aute e Joan Isaac, e l’indio-argentino Ataualpa Yupanqui. Nomi noti per l’impegno personale a proseguire il filone culturale della canzone d’autore. Endrigo rappresenta nel panorama culturale italiano, una raffinata espressione di realismo poetico, non divisa da un godimento musicale immediato che
fa di lui un grande artista, nonché un prezioso archivio del nostro patrimonio popolare. Un grande  artista, una figura imprescindibile del nostro giacimento popolare. Sergio Endrigo, anche se l’industria musicale lo aveva dimenticato da molti anni, era rimasto quell’artista gentile custodito con affetto nel cuore della gente comune. Una autobiografia ce lo traccia lo stesso Endrigo con queste parole:
“Parlando di me, mi piace la calma, la buona tavola, i buoni amici, i buoni libri, la pesca subacquea, i francobolli, le armi antiche, gli animali, i luoghi non affollati. Non mi piacciono i dritti, i disonesti, i dilettanti presuntuosi, le salse agrodolci, i seccatori, gli invadenti, gli animali che mordono. Amen”.
Una sintesi della personalità di un artista che rivela tutta la diversità dei tempi che viviamo e che rivela lui stesso nel 1966 con una intervista al giornale l’Unità in cui diceva: “Qui in Italia vige solo la filosofia dell’usa e getta. Non frequento più questo mondo, l’industria ha privilegiato i ragazzini e le ragazzine.” Sono passati cinque anni dal quel 7 settembre 2005 quando Sergio Endrigo ci ha lasciato, lasciando quel mondo artistico che lo aveva affermato come “Il cantore dell’amore, della solitudine, dell’abbandono, della difficile Arte del vivere”.
“La solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore” – sono le parole di una canzone di Endrigo e vogliono dare un senso anche alla nostra serata.
Rendere omaggio a Sergio Endrigo è rendere omaggio a tutti i cantautori italiani che negli anni hanno affermato una diversa qualità della cultura musicale in Italia e nel mondo. Una cultura nutrita con le straordinarie esperienze musicali di altri paesi come la Francia, la Spagna, L’America latina. Un confronto e un arricchimento per tutta la musica di qualità, se pensiamo a quanta delicata influenza hanno trasmesso i francesi – Boris Vian, George Moustaki, Charles Trenet, Jacques Brel, Leo Ferrè, George Brassens, Serge  Reggiani, Alain Barriere; per non dimenticare gli spagnoli Paco Ibanez, Lluis Llach, J. Manuel Serrat. Endrigo incontra la grande poesia: dal cubano Josè Martì, al nostro Giuseppe Ungaretti, da Pier Paolo Pasolini, a Gianni Rodari.

Più informazioni su