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Inchiesta turismo/16: da restaurare molti simboli storici della città

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VASTO – Simboli che hanno fatto la storia di Vasto e che oggi mostrano tutti i segni del tempo che passa. E’ un viaggio tra alcuni palazzi storici e monumenti da restaurare, quello che Vastoweb vi propone nella 16^ puntata dell’inchiesta sul turismo.

Palazzo D’Avalos. Tornano d’attualità le condizioni in cui versano la facciata e il cortile interno di Palazzo D’Avalos. Sulla storica residenza dei marchesi si sono accesi anche quest’anno i riflettori del Vasto film festival e di una serie di manifestazioni. Dal 17 al 19 settembre le attenzioni di tutti gli organi d’informazione nazionali saranno puntate su Vasto. E su Palazzo D’Avalos, sede per il quinto anno consecutivo della festa nazionale dell’Italia dei valori. Per quest’anno si prevede una partecipazione ancora maggiore non solo di pubblico, ma anche di leader politici e di testate giornalistiche. Naturalmente con la presenza di decine di telecamere. Ma sarà piuttosto sbiadito il biglietto da visita della città, quel palazzo monumentale affacciato sul golfo su cui erano puntati già nelle scorse edizioni obiettivi di macchine fotografiche e telecamere, oltre che gli occhi di delegati e giornalisti. Dei finanziamenti per il restauro promessi nel 2006 dall’allora presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, in un comizio in piazza Diomede, nemmeno l’ombra. Quattro anni fa, si era parlato di due milioni di euro. Niente da fare. Inghiottiti, probabilmente, nella voragine di un bilancio regionale in profondo rosso per via del debito sanitario. Tutto si potrà dire, tranne che Palazzo D’Avalos rispecchi il suo antico splendore. Scolorita la facciata d’ingresso, mentre le due laterali sono state intonacate negli anni Novanta e mai ritinteggiate. Nessuna traccia di restauro nell’angolo Nord-Est (quello di proprietà privata, messo in vendita in passato su Ebay per una cifra di 2 milioni di euro). Colpo d’occhio di decadenza per il cortile interno: irregolare la pavimentazione in pietre, mentre le pareti che delimitano il cortile sono solo intonacate. Su una rimangono anche i segni delle prove colore per una successiva tinteggiatura, mai eseguita. Nel corso degli anni, solo interventi fatti a metà. All’italiana. E ora, la prospettiva di non avere un centesimo per rimettere a nuovo un patrimonio che tante città vorrebbero avere. E poter conservare con cura.

Castello Caldoresco. L’antica fortezza edificata da Giacomo Caldora nella prima metà del 1400 resiste. Del resto, nel 1464 resistette a tre mesi d’assedio delle truppe di Ferdinando D’Aragona. Ma basta guardarlo, per dire che il Castello è invecchiato. E non poco. “La situazione è più complicata rispetto a Palazzo D’Avalos, perché la proprietà è di più privati. E anche qui è una questione di mancanza di fondi”, diceva qualche mese fa il sindaco, Luciano Lapenna.

Chiesa dell’Addolorata. Sembrava, invece, non fosse una questione di soldi il restauro della facciata della chiesa dell’Addolorata, edificio che, insieme alla Torre di Bassano, caratterizza piazza Rossetti, il cuore della città. La chiesa ha due nomi: dell’Addolorata, come la chiamano in genere i vastesi, e di San Francesco da Paola. Quest’ultimo è il suo nome originario. Il sacro tempio, costruito al posto di due edifici sacri preesistenti, risale al Cinquecento. Furono i D’Avalos a trasferire la statua della Madonna dell’Addolorata dalla chiesa di San Giuseppe a quella che si trova in piazza Rossetti (una volta piazza Cavour). Di lì la seconda denominazione, che ha preso il sopravvento nella tradizione popolare. Il 12 novembre scorso, in una conferenza stampa in municipio, l’amministrazione comunale e la Biofox annunciavano l’imminente avvio dei lavori di remaquillage della facciata. Spesa complessiva: 60mila euro, 20mila dei quali a carico dell’azienda di Punta Penna, gli altri erogati dal Comune. Termine previsto dei lavori: giugno 2010. Siamo a settembre e non sono ancora cominciati.

Terme romane. Dell’area archeologica di via Adriatica ci siamo già occupati nella 14^ puntata dell’inchiesta sul turismo. Del percorso archeologico da concludere tra i mosaici delle piscine romane non c’è traccia. Sui ponteggi bisogna fare lo slalom in mezzo alla sporcizia e ai rifiuti. Per i turisti la zona è off-limits, ma non per chi scavalca la recinzione e scrive col pennarello sui mosaici. O bivacca, lasciando a terra carte, lattine e bottiglie. Il tempo si è fermato. Non perché sembra di rivivere nell’antica Histonium ma, più semplicemente, perché le condizioni dei mosaici sono pessime: uno dei più belli è ricoperto da una macchia rossastra e umida, altri testimoniano di lavori iniziati e mai portati a termine, con pietre sparse qua e là e mai riordinate. Resti di impalcature appoggiate ai bordi delle antiche vasche significano che il provvisorio è divenuto definitivo. Almeno fino a quando non ci si ricorderà di quel progetto annunciato e mai portato a termine.

Il pontile. Anche delle condizioni in cui versa il pontile Vastoweb ha parlato tanto negli ultimi 12 mesi. Molti degli oltre 60 pilastri si sgretolano in vari punti, lasciando a vista l’armatura in ferro, completamente arrugginita. Alcuni sono già fuori asse. E’ già vecchia la struttura costruita nel 1995 dopo l’abbattimento del vecchio pontile abbandonato. Il Comune aveva messo in preventivo un intervento da 40mila euro per la ricerchiatura dei pilastri più disastrati. E’ terminata un’altra estate. E’ il momento di intervenire.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

 

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