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Elezioni 2011: Perché la poltrona più ambita è quella che "scotta" di più

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VASTO – Schiacciato tra forze contrarie. Contrastanti. A dividere i duellanti. Sarà questo il ruolo del futuro sindaco di Vasto? E’ possibile in una città in cui, ai tempi della crisi, si acuiscono le divergenze, sia sulle questioni fondamentali che sulle scelte dei partiti. Mai come quest’anno la frammentazione degli schieramenti è dietro l’angolo. Tra ambizioni personali e problemi che rischiano di dividere la città, ecco perché la poltrona più ambita è anche quella che scotta di più.

Partiti. Che nei partiti non si vada d’amore e d’accordo non è una novità. Ma l’avvicinarsi delle elezioni del 2011 acuisce le ambizioni personali e i contrasti, espliciti o latenti. Alla luce del sole o appena sommersi sotto il pelo dell’acqua. A destra come a sinistra, la quadratura del cerchio è difficile. Il Pd cerca di tagliare la testa al toro annunciando le primarie: siano i vastesi che simpatizzano il centrosinistra a scegliere il loro candidato sindaco. Se tra i Democratici i potenziali candidati ci sono (ad esempio, Domenico Molino, che si è detto disponibile a scendere in campo), i problemi sono due. La scelta del sindaco in carica: Luciano Lapenna non ha ancora sciolto la riserva. Avrebbe preferito di gran lunga una nuova investitura piena dai partiti del centrosinistra. E forse ci spera ancora. Altrimenti, l’unica strada per tentare il 5 anni+altri 5 sarà quella che passa attraverso le primarie. E qui si innesta il secondo problema. Tre partiti su quattro che formano la maggioranza in Consiglio comunale non le vogliono: l’Idv non parteciperà, Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista si sono già detti contrari alle primarie perché vogliono la ricandidatura di Lapenna.

Il candidato sindaco non ce l’ha nemmeno il Pdl. Poche dichiarazioni ufficiali, quasi tutte di circostanza. Due nomi sul tappeto da mesi. Quello di Antonio Prospero, che i suoi fedelissimi continuano a dare in pole position, e quello di Etelwardo Sigismondi, il coordinatore locale del partito di Berlusconi. Verso di loro soprattutto le simpatie dei gruppi di provenienza: i centristi confluiti nel Pdl e gli ex An per il secondo. Guai, però, a fare i conti senza l’oste, perché anche Giuseppe Tagliente, già primo cittadino e attuale consigliere regionale, vorrà dire la sua. Non proponendosi personalmente. Magari lanciando uno dei suoi, anche solo per poter ribadire “ci sono e avete bisogno di me” al tavolo di un centrodestra che apre al centro. All’Udc e ad Alleanza per Vasto. L’Udc ha annunciato, tramite il consigliere regionale Antonio Menna, che correrà da sola. Circola il nome di Nico Sallese, ex assessore nelle amministrazioni Dc, quale leader alle elezioni di primavera. I voti dei centristi faranno gola in un ballottaggio che, vista la frammentazione, sembra altamente probabile.

Liste civiche. Fuori dai due schieramenti ufficiali la politica si muove. In cerca di visibilità. Fondamentale perché l’elettorato conosca le future liste civiche. Alcune sicure, altre potenziali. Sicure quelle che avranno come candidato sindaco Nicola Del Prete: Alleanza per Vasto e Vasto al Centro. Paradossalmente, nel minestrone dei nomi cucinato nei retroscena, ora come ora è l’unico aspirante alla carica di primo cittadino in circolazione. Desiati ci pensa. Anche lui a capo di una formazione civica. Fuori dai partiti. E guardando non solo a destra, ma anche a sinistra. Ma ci va coi piedi di piombo: prima verificare quanto il suo Progetto per Vasto faccia presa nelle società civile. Poi c’è Porta Nuova, l’associazione che potrebbe trasformarsi in movimento politico, sia che faccia una propria lista, sia che si appoggi ad altre in grado di inserire nei propri programmi tutela dell’ambiente e trasparenza amministrativa. Questo lo stato dell’arte. Altri raggruppamenti non si possono escludere a priori. Per chiunque si presenterà fuori da partiti e schieramenti tradizionali il problema fondamentale sarà comporre una lista in grado di reggere l’urto di una competizione in cui i candidati saranno centinaia. Forse anche di più dei 405 del 2006.

I contrasti. Il sindaco che separa i duellanti. Nelle coalizioni. E sulle grandi questioni attorno alle quali si dipanerà il futuro della città. A partire dall’ambiente, cui si lega a catena il destino della zona industriale che gli ambientalisti vorrebbero spostare da Punta Penna e, dunque, dalla vicinanza con la riserva di Punta Aderci. Ma c’è anche il progetto di costruire una centrale termoelettrica in quella che rimane tuttora una zona industriale. Le riserve come il punto di svolta per rilanciare il turismo. Non solo Punta Aderci, ma anche e soprattutto il Parco nazionale della Costa teatina. Duellanti anche qui. Un duello a tre: la sinistra radicale che vuole tutta Vasto nell’area protetta, lo schieramento trasversale (Pd-Idv-Pdl) che vuole restringerne il perimetro tracciato provvisoriamente dalla Regione e infine lo scetticismo che si fa strada dentro il Pdl sull’utilità del Parco. Ambiente è anche pianificazione del territorio in una città che ha subito per anni colate di cemento. E che ha oltre 3mila alloggi sfitti. Altri 3mila vengono progettati nella cittadella destinata, se la proposta passerà in Consiglio comunale, a riqualificare il Villaggio Siv.

Il futuro sindaco dovrà gestire questi contrasti. Oltre ai fondi che scarseggiano e saranno sempre meno nell’epoca della crisi economica. Pochi soldi. Significa che non c’è spazio per programmi elettorali equivalenti al libro dei sogni. Anche se il programma è la parola più usata in questa fase. Spesso per celare le ambizioni personali.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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