vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Tra i due litiganti… I partiti alla ricerca di un terzo nome

Più informazioni su

VASTO – Il centrosinistra cerca una terza via. Semmai fosse possibile, è molto stretta. Un sentiero accidentato, quello che conduce i partiti della coalizione a valutare se c’è una candidatura alternativa a Luciano Lapenna e Peppino Forte. Ieri Camillo Di Giuseppe, intervendo all’assemblea autoconvocata dei lapenniani ha promesso una soluzione entro 48 ore.

Al commissario servono due giorni, perché oggi il centrosinistra deve capire se esiste un nome, una personalità in grado di mettere tutti d’accordo. E’ stato lui stesso ad annunciarlo durante il suo intervento conclusivo davanti ai sostenitori del sindaco di Vasto.

Ma oggi è anche e soprattutto il giorno della riunione tra i segretari regionali delle forze politiche della coalizione. Argomento in discussione è sempre il caso Vasto.

Ieri sede occupata. Una sessantina di lapenniani occupa la sede del Pd con un’assemblea autoconvocata. Interviene il segretario provinciale del partito, Camillo Di Giuseppe, che alla fine promette: “Entro 24-48 ore la decisione” su chi sarà il candidato sindaco tra Luciano Lapenna e Peppino Forte.

E’ stato un dibattito in cui sono intervenuti molti dei presenti, iscritti e simpatizzanti quello di stasera davanti al commissario nominato dalla segreteria regionale per risolvere il caso Vasto insieme agli altri due saggi, Giovanni Legnini e Camillo D’Alessandro. “Se mi aveste avvisato per tempo, avrei chiamato anche loro”, dice più volte Di Giuseppe durante l’assemblea autoconvocata dai sostenitori di Luciano Lapenna, il sindaco sfidato dal presidente del Consiglio comunale, Peppino Forte, alle primarie annullate, ma ora nuovamente richieste dallo stesso Forte: “Ho consegnato ai tre commissari e al segretario regionale, Silvio Paolucci, 107 firme, una in più della scorsa volta”, annunciava ieri sera lo sfidante.

Il documento. Mentre si susseguono gli interventi dei lapenniani, circola nella sala delle riunioni della sede di piazza del Popolo il documento che viene sottoscritto dai presenti. Sono due pagine: una con le premesse, la seconda contenente le richieste: “Gli iscritti e simpatizzanti del Pd, oggi riuniti nei locali della sezione di Vasto, ribadiscono che la scelta politica più corretta, coerente e limpida si debba esprimere nella riconferma del sindaco uscente, a significare il pieno apprezzamento per un’azione amministrativa capace di realizzare il programma di governo nello spirito della legalità, sobrietà, correttezza e trasparenza; che tale scelta si rende necessaria anche per la ristrettezza del tempo a disposizione, che va utilmente speso per l’elaborazione di un programma per il futuro della città, programma aperto e partecipato dalle forze di coalizione e dai cittadini”.

Per questi motivi, i firmatari “chiedono che tale scelta venga sostenuta convintamente dal Pd vastese, provinciale, regionale e nazionale, in quanto corretta e politicamente necessaria, e affinché venga sconfessato e sconfitto ogni comportamento che contrasti con l’onestà intellettuale, il codice dei valori, l’etica politica che il Pd si è dati”.

Di Giuseppe: “Vi invito a togliere dal documento il termine brogli”, sostituendolo con una parola più morbida: “Irregolarità”.

Porte aperte. Tra i supporters del sindaco si infiltrano i cronisti, anche se il segretario provinciale cade dalle nuvole, quando Fabio Giangiacomo, consigliere comunale, apre il suo ragionamento sottolineando che “pensavo di averle viste tutte, ma non che si parlasse di politica davanti ai giornalisti”.

Di Giuseppe sorride sornione e liquida la questione con una battuta: “Chi sono i giornalisti? Questo significa che siamo un partito autenticamente democratico”.

I presenti. Una sessantina di persone tra la piccola sala conferenze e il corridoio. Tra loro si vedono Vincenzo Sputore, Ivan Aloè, Simone Lembo, Gianni Quagliarella, Marisa Ulisse, Luciano Gentile, Angelo Pollutri, Oreste Menna, Costantino Felice, Bianca Campli (compagna di Lapenna), Giancarlo Spadaccini, Fabio Salvatorelli, Maurizio Ventrella, Franco Menna, Enzo Giattini, Rodrigo Cieri, Roberto Cinquina e Francesco Mugoni.

Coloro che alzano la mano e prendono la parola si scagliano contro Forte, ne chiedono l’espulsione dal partito e vogliono che Di Giuseppe decida subito. Ma lui replica: “Non siamo un tribunale, che deve cacciare qualcuno. Per vincere le elezioni, c’è bisogno del contributo di tutti”.

Il commissario. “Non sono venuto qui a imporre una decisione”, dice in chiusura di dibattito il segretario provinciale del Pd. “Mi sento di esprimere solidarietà politica e umana a Lapenna. Anch’io sono sindaco” di Altino “e so cosa significa non staccare mai la spina, 24 ore su 24. In una città come Vasto, tutto questo è moltiplicato alla massima potenza”, ma “nel nostro partito vige uno statuto, secondo cui entro il mese di ottobre dell’anno precedente alla scadenza elettorale il sindaco deve dire se vuole ricandidarsi”.

Fatta questa premessa, “le questioni sono due. Innanzitutto mi chiedo: hanno un senso le primarie, se diventano uno scontro personale?” e con un “procedimento interrotto per irregolarità formali e sostanziali”. La seconda: “Il fattore tempo, che è diventato fondamentale in ragione della candidatura ufficializzata dal centrodestra”, che mette in pista Mario Della Porta, ex presidente del Tribunale di Vasto.

Di Giuseppe promette “una decisione entro 24-48 ore” insieme a Paolucci, Legnini e D’Alessandro, ma “qualora non riuscissimo a trovare la quadra, vi prego di non scartare l’ipotesi delle primarie”. E invita i presenti a “non portare questa situazione oltre il punto di rottura”.

Più di qualcuno avvisa: “Se si rifanno le primarie, Luciano non parteciperà”. Poi l’assemblea può sciogliersi.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

Più informazioni su