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Porto: con la Vas un passo verso l'ampliamento / Foto

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VASTO – Tra favorevoli e contrari, il dibattito resta aperto, ma intanto i fautori del Piano regolatore del porto di Vasto si avviano a piazzare un altro mattone nella costruzione del secondo bacino in continuità con quello esistente. In una parola, ampliamento. Oppure, per meglio dire, raddoppio. “Credo che, se non ci saranno intoppi, nel giro di sei mesi le procedure potranno dirsi completate”, pronostica il tenente di vascello Daniele Di Fonzo, comandante del porto di Punta Penna.

Oggi pomeriggio, nella pinacoteca di Palazzo D’Avalos, c’erano il commissario del Coasiv (consorzio per l’area di sviluppo industriale del Vastese, Mario Battaglia, i tecnici del nucleo industriale e i rappresentanti della Modimar, la società di Roma che ha redatto il progetto. Nella storica residenza dei marchesi si è svolta la consultazione pubblica sulla Vas, valutazione ambientale strategica che compete alla Regione Abruzzo, passo fondamentale dell’iter che condurrà alla definita approvazione dello strumento urbanistico e, dunque, di un progetto che dal 2007 fa inorridire gli ambientalisti e sperare gli industriali. “Noi siamo favorevoli”, chiarisce subito Gabriele Tumini, presidente di AssoVasto, l’associazione, affiliata a Confindustria, che raggruppa circa 120 imprenditori del Vastese.

“La nostra economia può svilupparsi se punta sul porto. Uno scalo efficiente consente di velocizzare i traffici commerciali. Efficienza vuol dire maggiori opportunità di lavoro, cosa possibile anche attraverso il contenimento dei costi di trasporto: velocizzare la sosta per il carico e scarico dei container significa diventare a pieno titolo uno dei caselli delle autostrade del mare ed essere un approdo appetibile nell’ambito dei commerci marittimi”.

Ma il Wwf contesta la posizione assunta nei giorni scorsi dagli imprenditori. E’ il responsabile del Vastese, Alessio Di Florio, a non condividere le parole pronunciate la scorsa settimana da Paolo Primavera, presidente di Confindustria Chieti, che ha chiesto alla politica progetti credibili e, soprattutto, la conferma della vocazione commerciale del porto e industriale dell’area di Punta Penna, che pure non è distante dalla riserva naturale di Punta Aderci.

“Siamo rimasti profondamente sorpresi – afferma l’ambientalista – nel leggere quelle dichiarazioni perché riteniamo che una pianificazione, e precise scelte programmatiche, negli ultimi anni siano state poste in essere. Basti pensare alle innovative strategie di conservazione avviate sulla Costa teatina, dal sistema delle aree protette, fino all’ istituendo Parco nazionale, formidabile strumento di pianificazione del territorio, all’interno del quale Confindustria potrebbe dare un apporto prezioso e importante, soprattutto in aree industriali che, come a Punta Penna, sono a ridosso di aree protette e nuclei abitativi”.

L’iter – Un passo alla volta e con i ritmi lenti imposti dalla legge, il Piano regolatore portuale prosegue la sua marcia. “Il 18 aprile – spiega Di Fonzo – scadranno i termini per la presentazione delle osservazioni”, cioè proposte di modifica del progetto, “poi la Regione sarà chiamata a rilasciare la Vas. Quindi la competenza si sposterà a Roma, dove al Ministero la commissione nazionale lavori pubblici dovrà esprimere il proprio parere entro 45 giorni”. Gli ultimi due step saranno la delibera di adozione, che compete all’autorità marittima e, dunque, allo stesso Di Fonzo, e la Via, valutazione d’incidenza ambientale. Senza dimenticare che poi serviranno i fondi. Costo stimato per ampliare il porto: 145 milioni di euro.

micheledannunzio@vastoweb.com

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