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Perforazioni, ricorso al Tar e sit-in di protesta

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VASTO – Gli ambientalisti annunciano: a settembre manifestazione di protesta contro la petrolizzazione del mare di Vasto. E, intanto, il Comune presenta ricorso al Tar del Lazio contro la petrolizzazione del mare antistante la costa vastese. Lo annuncia il sindaco Luciano Lapenna, nella conferenza stampa di stamani, tenuta insieme al presidente del Consiglio comunale, Peppino Forte, al consigliere comunale Luigi Marcello e a Nicola Zaccaria dell’Avvocatura comunale. Presenti i rappresentanti della piccola pesca di Vasto Marina, i presidenti locali del Fai (Fondo per l’ambiente italiano), Maria Grazia Mancini, e dell’Arci, Lino Salvatorelli, e Alessia Felizzi della cooperativa Cogecstre, che gestisce la riserva naturale di Punta Aderci.

Il ricorso – Due i profili su cui poggia l’azione legale intentata dal Comune. Il primo riguarda la cosiddetta tecnica dell’air gun: sparare getti fortissimi di aria compressa verso il fondale e analizzare le onde che si propagano per capire se nel sottosuolo esistono giacimenti di idrocarburi. Una pratica che, secondo gli ambientalisti e il Comune, danneggia alcune specie marine, a partire dai cetacei, “come dimostra il precedente di Varano, dove sono stati trovati 9 capodogli morti e altri hanno subito danni”, ricorda Zaccaria.

La seconda motivazione dell’istanza presentata ai giudici amministrativi riguarda i luoghi: riserva naturale di Punta Aderci, aree di straordinario valore naturalistico (Punta Penna, Punta della Lotta), riserva naturale delle Dune di Vasto Marina, progetto di Parco della Costa teatina. Un litorale che va protetto dalla petrolizzazione.

L’avvocato – L’amministrazione “punta sia alla sospensiva che all’annullamento del provvedimento che, come si ricorderà, reca il parere positivo circa la compatibilità ambientale delle indagini sismiche con tecnica air gun, relative al permesso di ricerca di idrocarburi presentato dalla Società Petroceltic Italia srl. Ricerca da effettuare nel Mare Adriatico in una area di circa 730 km quadrati posta a circa 40 chilometri a nord-ovest di Punta Penna e a 26 chilometri dalle Isole Tremiti”, spiega Zaccaria.

“Impugneremo anche il decreto – commenta – inerente il permesso di ricerca di idrocarburi da effettuarsi in un’area di circa 327 km quadrati posta al largo di Punta Penna. Adesso è chiaro che dovrà essere pure la Regione Abruzzo, al momento ancora ferma, ad adottare delle azioni concrete sul piano amministrativo con il chiaro intento di scongiurare l’avvio delle operazioni di ricerca di petrolio nel mare Adriatico”.

Sono in tutto 3mila 988 i chilometri di fondale marino su cui si estendono nel Medio e Basso Adriatico i permessi di ricerca petrolifera.

“La Valutazione d’incidenza ambientale (Via) operata dal Ministero – sostiene il legale del municio – doveva essere estesa a tutti i permessi di ricerca. Invece, la Regione Puglia non è stata coinvolta nel procedimento. Impugneremo la Via che riguarda l’area antistante Punta Penna”.

“Si muovano in Regione i rappresentanti istituzionali di questo territorio”, è l’appello di Forte. “In Abruzzo, solo Vasto ha presentato ricorso al Tar”, sottolinea Salvatorelli.  “Abbiamo partecipato alla manifestazione di Termoli. A settembre ne organizzeremo una anche a Vasto”, annuncia Mancini. “Il Comune sosterrà questa protesta”, assicuraa Lapenna.

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