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11 settembre: il giorno che ha lasciato una scia di paura

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VASTO – Una data che resterà scolpita nella mente degli uomini e delle donne di tutto il mondo. L’avvenimento che ha segnato una svolta nella storia del mondo, generando conflitti, problemi, insicurezze. E morti che si aggiungono ad altri morti.

L’11 settembre 2001 è uno di quei giorni in cui tutti ricorderanno dov’erano, cosa stavano facendo, con chi erano. D’un tratto sembra che il mondo si sia fermato, tutti a guardare le tv una delle Torri Gemelle di New York in fiamme e poi il secondo areo che si schianta contro la seconda torre. Il terzo aereo che va contro il Pentagono e allora sembra davvero la fine. Poi, la notizia del quarto aereo, in cui i passeggeri riuscirono a sconfiggere i dirottatori sacrificando le loro vite.

Immagini talmente vere da sembrare finte, una clamorosa produzione di Hollywood. E invece era tutto vero.

Ricordo quel giorno, vissuto da studente universitario a Milano. In molti eravamo nelle nostre camere del convitto universitario Bertoni. In pochi attimi ci ritrovammo tutti davanti alla tv nella sala comune. Un silenzio surreale mentre guardavamo cosa stava succedendo.

Nei giorni seguenti Milano era una città blindata. Il nostro studentato era vicino all’aeroporto di Linate, quindi c’era un via-vai di aerei che si alzavano in volo per tenere tutto sotto controllo. Giorni di apprensione, vissuti con paura. Se l’America, la potente America, era stata colpita nel suo cuore, cosa poteva accadere nel resto del mondo? Per alcuni giorni evitammo di usare la metropolitana, ritenuta un obiettivo sensibile. Il 13 settembre, il tram venne bloccato nei pressi di piazza Duomo e ci fecero scendere velocemente. C’era un allarme attentato.

Questo è la scia dell’11 settembre 2001. La paura di poter essere colpiti, in ogni momento, in ogni luogo, perchè tutto può essere un obiettivo sensibile. Anche le conseguenze di quell’attacco così cruento furono tra i primi pensieri di tutti. Come avrebbe risposto l’America? Lo abbiamo visto, anche tristemente, a spese della vita innocente di tanti militari, di tante persone.

10 anni di storia, di racconti, di persone. Il ricordo delle persone che in quell’attentato e a seguito di quell’attentato hanno perso la vita, è vuoto se non porta con sè il desiderio di un cambiamento. Dopo il secondo conflitto mondiale si disse “mai più”. Con tutte le difficoltà che viviamo, chissà che non arrivi il giorno in cui quelle parole trovino compimento.

Giuseppe Ritucci

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