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"L'ex asilo Carlo Della Penna abbandonato a se stesso"

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VASTO – Da Giuseppe F. Pollutri riceviamo e pubblichiamo:

Carlo Della Penna (1879 – 1971). E’ trascorso poco più di mezzo secolo dall’inaugurazione del suo Asilo. Fu l’11 settembre 1955. Quanti oggi a Vasto ricordano l’uomo (emigrato in Argentina), il concittadino munifico mecenate? Quanti a Vasto hanno ancora a cuore i beni donati alla città e, in particolare, l’Asilo voluto e fatto costruire, interamene a sua opera e spese, per “contribuire – sue parole – alla costruzione di una società migliore”? Dell’uomo, qui, dirò soltanto che è un raro esempio di vastese che – pur vivendo altrove, pur avendo realizzato le proprie fortune con suo sacrificio e lavoro – diede un segno forte e concreto di radicamento umano al paese natale, senza aspettarsi altro che se ne conservasse memoria e un qualche insegnamento. Assai poco chiedeva, ma, pochi decenni dopo, per lui non si ha neppure più quella. Nel suo altruismo e generosità, anche verbale, il nostro ebbe a dichiarare che la donazione era un modo di dimostrare “la propria gratitudine alla Patria”. In realtà, imbarcatosi per “le Americhe” a soli diciannove anni, poco aveva da ringraziare un’Italia post-unitaria, velleitaria e per più versi corrotta, che spingeva tanta gente a cercare sostentamento di vita, o magari”fortuna”, in terra straniera.

Ma cosa ne è di questo suo “Istituto d’Infanzia”, poi temporanea sede universitaria, oggi, anno 2011? Un amico mi dice: “Vai a vedere in che stato e ridotto”.  Anzi, nel sua intima urgenza di mostrarmi la vergogna civica che oggi rappresenta quel che fu il Complesso, edificio e parco “Asilo Carlo Della Penna”, volle mostrarmelo subito, benché fosse ormai sera. “Guarda bene … tornaci ancora domani, fotografa, …scrivi, suscita un ripensamento, qualcosa”, aggiungendo “Non so se otterrai e quale ascolto, ma sicuramente non si può continuare a sopportare e tacere”!
Nel personale ‘ritorno’ e riappropriazione ideale di un luogo e di una città che, come altri, ho dovuto lasciare per studi, vita e lavoro: inserendomi in una visione più fattiva e meno neghittosa, che molti “vastesi di fuori” hanno, ben volentieri provo a spendere qualche parola che almeno dica e chieda per tutti: – Perché quest’abbandono e, soprattutto, …per cosa?

Sono tornato così sulla ormai storica Via Madonna dell’Asilo. Ho guardato attentamente, ho fotografato il malandato cancello con un cartello tenuto con fil di ferro, indecoroso, scuro e privo di qualsiasi indicazione, e la sconnessa cinta muraria.  Ho intravisto dietro le alte sterpaglie, fra cui provano ancora a fiorire le rose, il grande pannello in bronzo a rilievo, raffigurante in allegoria la produttività del lavoro, ho solo potuto immaginare le sale interne con gli affreschi di V. Canci. Sul lato sinistro del Parco, il fabbricato della casa del custode mostra chiari e rattristanti segni di fatiscenza per un manufatto edile ormai privo di manutenzione e, in sostanza, di attività e di vita. Sul retro, dall’esterno, ho provato a decifrare a vista un’iscrizione sul bordo di una fontana da giardino. Leggo soltanto un “1961”, “… di Don Carlo”, accanto a una sorta di stemma figurato: una penna su un quaderno, evocativa del Mecenate, della sua attività cartaria e editoriale, della scrittura, della cultura, con su scritto “Histonium”. Quell’Istonio, poi Vasto, che dimentica e magari (tranne qualche rara voce pubblicistica) colpevolmente tace e sopporta.
Bisognerà dunque interrogarsi su questa ‘faccenda’. Occorre che da parte dei pubblici amministratori della città si diano, in trasparenza democratica, motivazioni univoche e civicamente accettabili del perché un tale bene e patrimonio, donazione di un vastese che pensò di condividere la propria fortuna, frutto di sacrificio e lavoro, con la città di origine, sia stato abbandonato e tenuto nel degrado. Chi ha usufruito anche personalmente di tale pubblica struttura, oltre ad un comprensibile attaccamento affettivo, s’interroga, più o meno apertamente, per quali mire o intenzioni (o temute speculazioni) si sia fatta “terra bruciata” dell’Istituto e del sito.

E comunque, in positivo, che cosa si vuole e ci si aspetta? Intanto, quelli che ancora sanno e ricordano da dove e da chi ci proviene il Bene, chiedono degna conservazione dell’Opera e rispetto per il donatore. Le forze sociali, poi, i giovani soprattutto, vedono la possibilità di realizzazione nel sito e nella struttura – risanata, e opportunamente rammodernata, dislocata nella nuova Vasto ormai “in Centro”, ma facilmente accessibile dalla Circonvallazione – un Polo di aggregazione sociale e di vita civica e culturale, non escludendo in essa un utile (mi si dice anche necessario) ampliamento dell’attigua “Scuola Elementare G. Spataro”. “Datelo ai Giovani!” si diceva in un articolo di “Giovani in Movimento”, nel marzo 2009. Un’aspirazione – leggo in un articolo di G. Catania su C. Della Penna e le sue benemerenze, riferite non solo all’Asilo ma anche all’ampia area donata alla provvidenziale e laboriosa Comunità Salesiana – che appare “nel concetto e nel proposito” di questo concittadino di rara generosità e idealità.

Non sta a me avanzare ben definiti progetti, ma di certo, riportando il pensiero di molti, devo qui affermare che il progressivo abbandono, l’incuria, il degrado crescente, l’incivile tenuta del sito in un ambiente urbano, l’inspiegabile dimenticanza del donatore, non possono e non devono essere più tollerati dalla collettività. Chiedo dunque, attraverso i Media, agli eletti nelle Istituzioni a voler prendere piena consapevolezza del pubblico ‘misfatto’ e del conseguente disagio civile e sociale; ai cittadini più volenterosi di farsi promotori e sostenitori di un “Comitato per il recupero e lo sviluppo dell’Istituto Carlo Della Penna del Vasto”.

Un “Parco”, anche antropico e urbano, può cominciare da qui: dalla necessaria convinzione che il territorio e i beni cittadini vanno posti a vantaggio degli uomini che nel luogo hanno o eleggono la propria dimora. Cominciamo a volerlo concretamente riprendendoci (o ridandoci) “l’Asilo” di Don Carlo. Sarà d’indubbia utilità per tutti, cittadini e forestieri; non meno, e per quanto necessario, un segno di collettivo rispetto umano e civile, una dinamica e autentica memoria tributata a “un vastese di fuori” che alla sua città natale, alla nostra Vasto Aymone …olim Histonium, ha fornito altruisticamente amore ideale e fattive donazioni.

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