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Centrale, Idv, Sel e Prc dicono no

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VASTO – Italia dei valori, Rifondazione Comunista e Sinistra ecologia e libertà dicono no alle centrali a biomasse a Vasto. Lo fanno con un documento congiunto pubblicato stasera:

La questione dell’insediamento  di una centrale a biomasse necessita una posizione chiara e precisa, che avrà conseguenze sull’iter di autorizzazione di una centrale ancora più impattante di 17 MW al vaglio della Regione Abruzzo.
E’ pertanto necessario chiarire perché siamo contro la centrale a biomasse a Punta Penna

COERENZA SU SVILUPPO ECONOMICO:
 la convivenza tra la zona industriale e la riserva Regionale di Punta Aderci fin ora, nonostante criticità legate ad industrie insalubri presenti da anni, è risultata sopportabile. Le tante attività nell’area del Co.ASIV non hanno ostacolato l’indubbio sviluppo turistico e viceversa.
Questo vuol dire però non esasperare la convivenza con insediamenti industriali che potrebbero pregiudicare uno dei cavalli di battaglia elettorali di questo centro sinistra, lo sviluppo di un economia turistica ecosostenibile che punti al Parco della Costa teatina come il volano di un nuovo modello di sviluppo.
Una centrale a biomasse con 4 camini da 10 m ha in primo luogo un impatto lesivo del paesaggio e in secondo luogo i fumi che produce, al di là del loro aspetto inquinante e dunque insalubre, causeranno cattivi odori sia per gli abitanti che per i turisti, diventando un “benvenuto” che nessuna città con una propensione turistica come la nostra può permettersi.

L’ALIMENTAZIONE DELLA CENTRALE E IL SISTEMA AGRICOLO LOCALE
Prima di accettare impianti di centrali a biomasse di queste dimensioni si dovrebbero richiedere garanzie di un serio piano industriale, di una ricerca di mercato, e se ci sono soprattutto i fornitori che garantiscono continuità all’approvvigionamento. Se fosse vera la volontà a garantire la filiera corta sarebbe necessario incidere sul territorio con tipi di monocolture che vanno a stravolgere l’assetto agro alimentare del territorio. Si dovrebbero garantire 10000 ettari di coltivazione di girasoli e colza che, come i contadini insegnano, necessitano altrettanti ettari per la rotazione delle coltivazioni. Tant’è di difficile attuazione, che la stessa società dichiara che userà anche olii vegetali provenienti dalla Romania.
Le centrali a biomasse, concepite come piccoli impianti destinati a bruciare scarti biodegradabili della produzione agricola, della silvicoltura e delle industrie connesse, da filiera corta, sono certamente utili per la produzione a costi contenuti di energia e teleriscaldamento al servizio delle comunità site in territori dove è difficile realizzare una efficiente rete infrastrutturale, come le piccole comunità montane. Ma questo, non è il caso di una città come Vasto.
Inoltre, per i motivi già spiegati sopra, legati alla specificità delle coltivazioni necessarie alla produzione, si renderebbe inevitabile il trasporto su gomma e via nave di “oli vegetali” per approvvigionare la centrale.
Non è da sottovalutare nemmeno lo smaltimento degli scarichi termici dell’acqua utilizzata per il raffreddamento delle turbine.
I rischi sulla salute derivanti dalle sostanze emesse dalla combustione degli oli vegetali sono emerse, nonostante non ci siano ancora ricerche scientifiche specifiche, dalle considerazioni fatte dal prof. Federico Valerio durante il convegno sulle Biomasse di Sabato scorso, organizzato dall’amministrazione comunale. Queste non devono essere ignorate.
E’ necessario, davanti a tante perplessità, alle prescrizioni richieste dall’Arta e alla mancanza della Valutazione di incidenza, necessaria per la vicinanza al Sic di Punta Penna, di sollecitare il sindaco e la Giunta a chiedere alla Regione di sospendere il provvedimento in autotutela e di verificare celermente la passibilità di un ricorso al Tar.
Alla popolazione chiediamo di essere parte attiva contro insediamenti di questo tipo sulla zona industriale di Punta Penna

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