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Furto al "Menna Store", le macchie di sangue spedite al Ris

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VASTO – Due indizi. Primo: le macchie di sangue. Secondo: la busta del Menna Store abbandonata in corso Garibaldi. Dentro c’erano scarpe e vestiti appena rubati. Non sono riusciti a portar via tutta la refurtiva i ladri che hanno sfondato la vetrina e arraffato calzature e capi d’abbigliamento nel negozio di corso Plebiscito, nel cuore di Vasto. I carabinieri indagano partendo da questi elementi per cercare di risalire agli autori del furto con spaccata che ha squarciato il silenzio della notte nella città antica.

Primo – Chi ha infranto la vetrina d’ingresso, utilizzando presumibilmente una mazza o una spranga di metallo, si è tagliato con il vetro schizzato dalla porta. Il sangue ha cominciato a gocciolare dappertutto. Per strada e dentro il negozio. Su scaffali, maglie, cartone e sul registratore di cassa aperto di forza e trovato vuoto. A quel punto, senza soldi, gli ignoti hanno preso scarpe e vestiti. Per portarli via si sono serviti degli shopper del negozio. “Alcune tracce ematiche”, spiega il capitano Giuseppe Loschiavo, comandante della Compagnia di Vasto, “sono state rilevate, repertate e spedite al Ris di Roma”, il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. In Italia ce ne sono solo 4: a Parma, Messina, Cagliari, oltre che nella capitale. Le 4 città in cui confluiscono da tutta la penisola gli indizi da analizzare al microscopio.

Secondo – Le tracce di sangue possono aiutare a risalire a persone già note alle forze dell’ordine, ma gli investigatori cercano di trovare i colpevoli in tempi più rapidi.

Una busta del Menna Store abbandonata, con parte del bottino dentro, in corso Garibaldi, una delle strade più trafficate di Vasto, ma comunque semideserta nelle ore notturne. Significa che gli autori del furto sono fuggiti a piedi. Qualche residente o automobilista potrebbe averli visti. E’ la seconda pista seguita nelle indagini.

Michele D’Annunzio

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