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Pilkington, l'azienda chiede sacrifici ai lavoratori

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SAN SALVO – Stringere i denti. La Pilkington chiede sacrifici agli operai dello stabilimento di San Salvo. Competitività. E’ stata questa la parola più usata nel faccia a faccia di ieri tra azienda e sindacati. “E’ stato un incontro interlocutorio”, commenta Emilio Di Cola, segretario provinciale della Filctem-Cgil. “La trattativa non è stata chiusa. La dirigenza chiede sacrifici per uno stabilimento che ha bisogno di rilancio e competitività”.

I rappresentanti degli operai tengono le bocche cucite sulle proposte avanzate dalla proprietà della multinazionale giapponese che produce vetro per automobili nella zona industriale di San Salvo, dove 400 dipendenti sono stati collocati in cassa integrazione a causa del calo produttivo dovuto alla pesante crisi generale e al decremento fisiologico delle vendite di automobili che si registra negli ultimi mesi dell’anno.

“Il problema che l’azienda ci ha posto riguarda come rendere competitivo il sito produttivo di San Salvo nei confronti della concorrenza esterna, rappresentata dalle altre società del settore, ma anche interna, costituita dagli altri stabilimenti del gruppo Pilkington, soprattutto quelli esteri”, spiega Franco Zerra, segretario provinciale della Femca-Cisl. Le ristrettezze economiche hanno, dunque, accentuato la competizione tra le fabbriche di cui è proprietaria la Nippon Sheet Glass. “La realizzazione dei nuovi prodotti verrà assegnata dove c’è più efficienza”. E anche dove i costi saranno inferiori. I sindacalisti non vogliono utilizzare l’espressione lacrime e sangue. Ma saranno gli operai a dover stringere i denti. Molto probabile sembra il blocco delle assunzioni. Delle altre ipotesi avanzate dalla società nipponica nessuno vuole parlare.

“I problemi – afferma Zerra – sono due. Il primo è scongiurare il ventilato disimpegno della Saint Gobain su Flovetro”, l’azienda satellite di cui la multinazionale francese è proprietaria insieme a Pilkington. Metà e metà. La questione è che all’industria di San Salvo serve solo il 50% del vetro prodotto dal vicino stabilimento Flovetro. Se Saint Gobain comincia a diminuire i propri quantitativi il rischio è che si faccia da parte, rinunciando alla propria metà di prodotto. A quel punto, Flovetro rischierebbe di chiudere, con conseguenze imprevedibili anche sulla Pilkington, costretta a sostenere costi e rischi legati al trasporto di un materiale fragile per alimentare gli impianti produttivi di San Salvo.

Sulla vicenda è in programma a metà mese un vertice a Roma tra Assovetro, Saint Gobain, Pilkington e i leader nazionali dei sindacati.

“Il secondo problema – dice il segretario della Femca-Cisl – dobbiamo capire come San Salvo deve porsi rispetto alle nuove produzioni. Vogliamo gli impianti carichi nello stabilimento di Piana Sant’Angelo per tornare tutti a lavorare con la turnistica 4-2. Il nostro obiettivo è dare prospettive a chi è già occupato e opportunità a chi si affaccia per la prima volta nel mondo del lavoro”.

Il 5 o il 6 dicembre sindacati e azienda torneranno a incontrarsi. Previste anche la riunione della Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) e le assemblee di plant per coinvolgere i lavoratori.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

 

 

 

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