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"No alla centrale, ecco le 5mila firme"

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VASTO – Le firme sono 4mila 896. Tutte per dire no alla centrale termoelettrica a biomasse a Punta Penna. “Ora chiediamo che venga approvata in Consiglio comunale la mozione contro la costruzione dell’impianto”, chiede Michele Celenza, del Comitato per la tutela del territorio. “Ci auguriamo che le forze politiche siano coerenti con quanto hanno dichiarato. Se lo fossero, il no alla centrale in Consiglio avrebbe la maggioranza”. Nella sede dell’associazione Porta Nuova, di cui è presidente, Celenza esprime due concetti: quasi 5mila vastesi hanno firmato per chiedere al sindaco, Luciano Lapenna, di stoppare la centrale che brucerà olio vegetale per produrre energia elettrica nella zona industriale, ma a 180 metri dalla riserva naturale di Punta Aderci; ora i partiti passino dalle parole ai fatti. Almeno quelli che hanno deto no alla centrale, cioè tutti tranne il Pd e Giustizia sociale, che hanno scelto una tattica attendista, chiedendo che sul nuovo impianto venga eseguita la valutazione d’incidenza ambientale.

Con Celenza nell’affollata conferenza stampa ci sono l’avvocato Vittorio Emanuele Russo, curatore del ricorso al Tar, Lino Salvatorelli (Arci), Vincenzo Ronzitti (ex dirigente dell’Arta, agenzia regionale di tutela dell’ambiente) a diversi altri attivisti del Comitato.

“Nell’ultima delle cinque conferenze di servizi il sindaco ha espresso parere favorevole”, ricorda Ronzitti, secondo cui “non ci sono informazioni sulle emissioni nell’aria”. Del resto, quando era funzionario dell’Arta, “ho chiesto innumerevoli volte un’adeguata strumentazione tecnica per monitorare Vasto. Questo non è avvenuto. Gli ultimi rilevamenti a Punta Penna sono stati eseguiti nel 2005. In città risalgono al 2003, tra l’altro con un mezzo non idoneo ad analizzare la qualità dell’aria, ma solo i livelli di inquinamento prodotti dal traffico”.

Le richieste – Il Comitato cittadino per la tutela del territorio riassume in una nota le richieste rivolte all’amministrazione comunale e alle forze politiche. Nel comunicato gli ambientalisti affermano che “4mila 896 firme raccolte in poco più di un mese sono tante. Ma sono poche ancora se si pensa a come siano sentiti dalla pubblica opinione locale alcuni temi oggetto della petizione, a cominciare naturalmente dal primo, la difesa di Punta Penna dagli insediamenti industriali che, mai come oggi, la minacciano.
Presentando al Comune di Vasto queste firme noi sappiamo di rappresentare non solo ciascuno dei quasi 5000 firmatari; noi rappresentiamo virtualmente la totalità dei vastesi e di quanti, con loro, amano quei luoghi.

È noto che nello stesso senso della petizione si sono espressi anche quasi tutti i gruppi politici presenti in Consiglio comunale, sia di maggioranza (IdV, Rifondazione comunista, Sel) che di opposizione (Udc, Pdl, PpV, ApV, e Vasto giovani). Questi ultimi, com’è noto, hanno anche presentato una mozione per il prossimo Consiglio comunale. Gli uni e gli altri, insieme, rappresentano sulla carta la netta maggioranza del Consiglio.          
A ciascuna delle forze politiche di questa maggioranza, davanti a tutta l’opinione pubblica cittadina, chiediamo di trarre sin dal prossimo Consiglio comunale dalle proprie dichiarazioni le dovute conseguenze. Non prevalgano gli equilibri di schieramento sulla difesa del bene comune.

Chiediamo alle forze politiche che in quella sede trovino l’accordo per l’approvazione di una Risoluzione semplice ed essenziale, che impegni il sindaco: a richiedere, quale massima autorità sanitaria cittadina, la revoca dell’autorizzazione regionale (come previsto dall’articolo 29-quater, comma 7, del decreto legislativo 152 del 2006); a esprimere parere non favorevole in occasione delle future conferenze dei servizi relative agli altri impianti industriali ad alto impatto ambientale programmati nella zona. Questo sino a quando non sarà chiarito il quadro ambientale, e il Piano regolatore territoriale non sarà reso compatibile con la programmazione sovraordinata”.

Il ricorso – Il 22 marzo 2012. E’ la data della sentenza. E’ fissata per quel giorno l’udienza decisiva dinanzi al Tar di Pescara. I giudici amministrativi decideranno sul ricorso presentato dal Wwf per conto del Comitato. Gli avvocati degli ambientalisti sono Vittorio Emanuele Russo e Maria Grazia Mancini. Russo esibisce un documento scritto in parte dall’avvocatura distrettuale dello Stato, che rappresenta il governo regionale, e in parte da Iris Flacco, dirigente del Servizio politiche energetiche della Regione Abruzzo.

“L’avvocatura dello Stato – commenta l’avvocato del Comitato – dichiara che nulla sapeva dell’esistenza in quella zona di un Sic, sito d’interesse comunitario”, sottoposto a tutela ambientale dall’Unione europea. Questo, secondo chi ha presentato il ricorso, è l’assurdo: la Regione non sarebbe a conoscenza dell’esistenza della Riserva regionale di Punta Aderci. “Le procedure autorizzative sono andate avanti per compartimenti stagni. Altro che Fantozzi. Come si fa a dire – chiede Russo – che non si sapeva nulla? Nel giudizio dinanzi al Tar faremo rilevare queste discrasie procedimentali. Nessuno ha fatto presente che quella zona era di carattere commerciale e che, dunque, era necessaria una variante al Piano regolatore territoriale, documento che compete al consorzio industriale ed è sottoposto alle necessarie procedure d’approvazione. Nell’ambito delle conferenze di servizi convocate per decidere sull’autorizzazione a costruire la centrale a biomasse, molti enti non si sono presentati. Tutti hanno giocato a dire: Io non c’ero, non ho detto”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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