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Celenza: "Il 27 contro il cementificio a Punta Penna"

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VASTO – Il Comitato cittadino per la tutela del territorio lancia la nuova battaglia: no al cementificio a Punta Penna. In attesa della sentenza del Tar sulla prima delle due centrali a biomasse progettate a Punta Penna e dopo lo stop imposto dalla Regione a Recogen, l’impianto di rigenerazione dell’acido cloridrico, “il prossimo è l’impianto per la produzione di leganti idraulici (cemento sfuso e insaccato) della Vastocem srl, a pochi metri dal Sic”, sito d’interesse comunitario, “e all’interno della Riserva di Punta d’Erce. Il prossimo 27 aprile, in Provincia, è prevista la relativa conferenza dei servizi. Noi ci andremo, e porteremo le nostre osservazioni”, cioè le motivazioni del no, “e con noi altre associazioni cittadine.
Attendiamo di vedere cosa farà la parte pubblica, vale a dire la Provincia e il Comune. Se ci saranno, anzitutto; e, se sì, per dire cosa”, è la sfida lanciata da Michele Celenza, coordinatore del Comitato. Il progetto di cementificio è un’iniziativa della Puccioni spa, l’azienda che produce concimi a Punta Penna.

Acido cloridrico – “È stato pubblicato sul sito della Regione Abruzzo  – annuncia Celenza – il testo della Valutazione di Impatto Ambientale –non favorevole- del progetto denominato Recogen presentato dalla Puccioni SpA, valutazione resa dal Comitato Regionale di Coordinamento lo scorso martedì 10. Il documento riveste una certa importanza sia per le motivazioni che, ancor più, per la clausola finale.

Le motivazioni del rigetto riprendono molte delle argomentazioni addotte nelle Osservazioni presentate (ciascuno per suo conto) da Wwf, Porta Nuova, Prc (e fatte proprie dal nostro Comitato). La ditta –scrive il Comitato Regionale di Coordinamento- ha deciso di non controdedurre le Osservazioni, senza fornire alcuna motivazione. Rimandiamo al testo della Valutazione per i dettagli.
Ma ancora più importante è la clausola finale: Infine, in caso di eventuale riproposizione del progetto, si ricorda che deve essere acquisita preliminarmente l’approvazione della Provincia in conformità con gli artt. 7 e 22 del Piano delle Attività produttive provinciale.

Questo rimando ha un significato inequivocabile. Il Comitato Regionale di Coordinamento afferma qui per la prima volta che i progetti avanzati in ambito locale devono essere conformi alla pianificazione provinciale sovraordinata, in questo caso al Piano territoriale delle attività produttive. Può sembrare ovvio, ma chi ha seguito le vicende degli ultimi anni (a cominciare dalla questione del raddoppio del porto) sa che ovvio non è. Anzi, e un principio suscettibile di produrre molte e importanti conseguenze.

Per comprendere quali, conviene leggere il testo del suddetto art. 7, che peraltro noi stessi avevamo più volte richiamato (l’ultima nel nostro comunicato del 10 febbraio scorso ): Gli agglomerati del Consorzio di Vasto mostrano complessivamente l’esigenza di una ragionata estensione-riconversione della gamma degli usi […] Per il Piano regolatore territoriale del consorzio Asi di Vasto, il Ptap sottolinea l’esigenza di assicurare una piena sostenibilità degli interventi di riconversione, con riferimento ai valori paesaggistici, ambientali e naturalistici di Punta Aderci, delle aree dei Siti di Importanza Comunitaria Sic e della zona  archeologica di Punta Penna.

Dunque: riconvertire le destinazioni d’uso previste dal Prt con riferimento ai valori paesaggistici, ambientali, naturalistici, archeologici. Esattamente quello che il nostro Comitato dalla sua costituzione non ha cessato mai di chiedere. Che il Comitato Regionale di Coordinamento e la Provincia di Chieti si siano iscritti (a nostra insaputa) al partito del no?”.

Redazione Vastoweb

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