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Vietati palloncini e sparacoriandoli per i matrimoni nelle chiese di S. Maria e S. Giuseppe

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VASTO. I sacerdoti delle chiese di S. Giuseppe don Gianfranco Travaglini e S. Maria Maggiore don Domenico Spagnoli, di Vasto hanno preparato un piccolo vademecum per gli sposi che prossimamente convoleranno a nozze nelle due parrocchie. Il Matrimonio –spiegano i due sacerdoti-celebrato in Chiesa è Sacramento e quindi è segno e strumento efficace della Grazia di Dio e non può che essere rispettoso della presenza e dell’azione di Dio nella Liturgia. Le norme ed i suggerimenti per la celebrazione del sacramento del matrimonio nelle due chiese prevedono il rispetto della puntualità per l’inizio della celebrazione della Santa Messa. “Occorre –si legge nella scheda preparata dai due sacerdoti- avvisare gli organizzatori e operatori (parrucchieri,  fotografi, autisti) che il loro lavoro è al servizio dell’evento e non possono prendere il sopravvento sulla parte più importante che è la celebrazione.  L’abito della sposa e dei testimoni che salgono all’altare (i testimoni possono essere al massimo 4) deve essere rispettoso della celebrazione. Le spalle, la schiena, le gambe  devono essere coperte (non basta il semplice velo per dirsi coperti. I fiori servono per l’addobbo, cioè esaltare ciò che esiste ed essenziale per la celebrazione del sacramento. In chiesa non devono coprire gli sposi e sull’altare non possono coprire il calice e la patena, non devono distogliere l’attenzione dalla celebrazione. Sono da evitarsi alberelli lungo la navata, palloncini, cuoricini e piante alte che coprono la visuale. La sobrietà è il criterio per eccellenza. Al termine della Celebrazione, alla porta della chiesa non si possono usare sparacoriandoli di nessun genere. Non si possono far volare palloncini perché creano non pochi disagi per la facciata della chiesa e per le case circostanti. Terminata la celebrazione è buona norma sentirsi partecipi delle necessità della parrocchia e lasciare una offerta per le spese che la comunità ogni giorno deve sostenere, non si chiede assolutamente il pagamento del sacramento, ma la collaborazione alle spese di un servizio”.

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