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Lettera aperta della direttrice de 'Il Chiostro' a Zavattaro in difesa degli anziani ricoverati

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera della direttrice della Residenza Sanitaria Assistenziale ‘Il Chiostro’ diretta al dott. Zavattaro, in cui si chiede attenzione verso gli anziani ricoverati e che sicuramente andrebbero a perdere molto con la soppressione del servizio:  “Egr. Dott. Zavattaro,      con la presente missiva s’intende metterla al corrente delle gravi conseguenze circa la soppressione del Servizio di Continuità Assistenziale a Celenza sul Trigno in relazione all’attività della Residenza Sanitaria Assistenziale ‘Il Chiostro’ che opera sul medesimo territorio. Essa svolge un servizio pubblico per conto del Sistema Sanitario Regionale in virtù dell’accreditamento provvisorio del 10 Agosto 2002 e attualmente fornisce un servizio socio-sanitario a 25 pazienti di cui la maggior parte sono nella fascia più grave di comorbilità. Molti di essi sono portatori di PEG, allettati e affetti da patologie cronico-degenerative che evolvono spesso in frequenti riacutizzazioni (BPCO, scompenso cardiaco cronico, cardiopatia ischiemica cronica) che richiederebbero altrettante frequenti ospedalizzazioni. La RSA può disporre di diversi dispositivi diagnostici (elettrocardiografia con invio on-line del tracciato, ecografia internistica e doppler, monitoraggio telemetrico, invio on-line degli esami bioumorali) che rendono possibile, nei limiti dell’adeguatezza delle prestazioni sanitarie, il trattamento delle medesime patologie sul territorio, evitanto così l’invio presso l’ospedale di riferimento che è il San Pio di Vasto distante 40 km e quasi 45 minuti in ambulanza. L’offerta di assistenza medica, da parte del medico geriatra della struttura, del medico curante dell’assistito durante le ore diurne e del medico di continuità assistenziale durante le ore notturne, operando in sinergia e continuità e potendo disporre di adeguati strumenti diagnostici e terapeutici, permette di rispettare appieno le ragioni per cui sono state contemplate le RSA nel nostro Sistema Sanitario: il trattamento in ambiente extraospedaliero di patologie che, altrimenti, avrebbero come unica soluzione il ricovero in ospedale. Infatti, il personale medico, in collaborazione con quello infermieristico presente 24H/24H, può iniziare in qualsiasi momento della giornata e quindi anche nello ore notturne, di competenza della Comntinuità Assistenziale, le terapie infusionali per il trattamento del processo morboso acuto e il suo monitoraggio con gli strumenti a disposizione; in altri termini è in grado di gestire la condizione morbosa senza ricorrere al servizio 118 per l’invio presso il Pronto Soccorso di riferimento. Questa organizzazione di lavoro e di gestione extraospedaliera dell’anziano fragile non sarebbe più possibile nel momento in cui verrà a mancare un importante ingranaggio del sistema, costituito dal medico della Comunità Assistenziale. Pertanto, pur consapevoli della necessità di razionalizzare il servizio di continuità assistenziale in un’ottica di revisione dell’intero sistema sanitario regionale che ha determinato, tra i diversi provvedimenti, la chiusura degli ospedali più piccoli e la riduzione della spesa sanitaria, non si riesce a comprendere, nel caso specifico, la scelta di lasciare l’unica sede territoriale del Servizio di Continuità Assistenziale nel paese di Palmoli, che non dispone di strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali e che dista dalle strutture geriatriche del territorio circa 15 km e più di mezz’ora di auto a causa della difficile viabilità propria di queste aree montane. Probabilmente non si è a conoscenza che il Servizio di Continuità Assistenziale, così come operativo fino ad oggi, fornisce prestazioni sanitarie non solo alla RSA come già descritto ma anche alle Residenze Anziani di San Giovanni Lipioni a 5 km e alla RA San Donato sempre a Celenza sul Trigno per ulteriori 40 posti. Complessivamente parliamo, quindi, di 65 anziani ad elevata comorbilità che sono ospiti delle strutture sopra menzionate; e per dare qualche piccola cifra possiamo documentare su queste strutture circa 150 posti accessi di guardia medica per l’anno 2012. INoltre, il servizio 118 di riferimento è quello di Castiglione M.M., che , come è noto, è sprovvisto di personale medico. Pertanto, tutte le prestazioni sanitarie offerte all’anziano fragile ospite nelle strutture socio-assistenziali durante il servizio di Continuità Assstenziale rischiano seriamente di essere sospese con la conseguente certezza di facili ospedalizzazione seguite, talvolta, da ricoveri impropri. Risulta infatti difficile pensare che il medico del Servizio di Continuità Assistenziale possa fare 15 km in macchina per andare a garantire una prestazione sanitaria continuativa che può protrarsi per l’intera notte.  In conclusione, in virtù della situazione sanitaria specifica del territorio, con un’elevata concentrazione di anziani fragili ospiti in strutture socio.sanitarie, di cui una addirittura accreditata con il S.S.R., con la presente chiediamo all’Ill.mo Direttore Generale della Asl Lanciano-Vasto-CHieti, di rivedere la determinazione di soppressione del servizio di Continuità Assistenziale, fondamentale per il territorio, ma soprattutto essenziale per un’adeguata gestione extraospedaliera di anziani con elevata comorbilità che andrebbero inevitabilmente incontro a una ospedalizzazione prolungata con conseguente aumento dei costi sociali e sanitari, contravvenendo a quelle regole di disciplina geriatrica in forza delle quali è romai dimostrato che l’anziano fragile debba essere gestito il più possibile al di guori dell’ambiente ospedaliero. La direttrice della RSA Il CHistro, Rosalinda Marinelli”.
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