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Marini candidato dal Pd appoggiato dal Pdl e dalla Lega ma non passa

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Mentre scriviamo è in corso la seconda chiama per le elezioni del Presidente della Repubblica. Dall’esito scontato in un nulla di fatto che prevediamo senza tema di essere smentiti. Perché dopo questa mattina il caos e la confusione che regnano sovrani nella politica italiana ha avuto un’altra sontuosa rappresentazione e sacrificato illustri e consapevoli vittime.

Franco Marini lo scherzetto di questa mattina lo aveva subito nel 1999 quando fu eletto Ciampi ed a sgambettarlo allora fu un Massimo D’Alema più machiavellico di quello che oggi, in prima persona, tenta di raccattare  l’osso che è caduto dalle fauci  “dell’abruzzese” di San Pio delle Camere. 

Questa volta in maniera più banale Franco Marini è stato bocciato dai  dissensi degli eletti del partito che aveva contribuito a fondare, da Renzi che si appresta ad entrare o ad uscire con clamore dallo stesso partito, ma soprattutto dalla cocciutaggine inspiegabile del segretario del partito democratico Pierluigi Bersani. 

Il segretario, appunto, scaricato da tutti, tranne da quelli che fingono di non averlo fatto contando che si andrà a votare a breve con la stessa legge elettorale, sconfessato da Napolitano che temeva di ingrigire il termine del proprio mandato nella personalistica ostinazione del segretario, erudito in televisione oggi da Renzi, il quale gli ricorda che, in politica,  si pensa, prima al paese, poi al partito e poi a se stessi e non viceversa.

Lo stesso segretario che aveva costretto Franco Marini ad una figuraccia in Abruzzo candidandolo senza primarie al Senato, dove com’è noto non è stato eletto lo costringe oggi ad un’altra bocciatura, della quale Marini non è responsabile se non per un eccesso di generosità.

Certo il movimento di Grillo ha oggi un motivo in più per proporre un aspetto del suo striminzito programma per l’Italia, quello che limita a due legislature consecutive la permanenza in Parlamento di ciascun eletto. Così Marini potrebbe sì essere candidato alla presidenza della Repubblica, ma Bersani in Parlamento non ci sarebbe più, non ci sarebbe più Berlusconi.

Ci sarebbero forse meno tatticismi ma una aderenza alla vita reale dei cittadini da parte di chi li rappresenta che nel momento dell’elezione del Presidente della Repubblica non faccia pensare ad una guerra tra bande ma alla ricerca di una personalità, in grado di rappresentare tutti i cittadini e non di garantire questa parte o quell’altra, ma solo la neutralità, l’ imparzialità che il ruolo impone e che l’Italia merita.

Paola D’Adamo    paoladadamo@vastoweb.com

 

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