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Goletta verde blitz di Ombrina mare

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ORTONA. Stop alle trivellazioni, basta petrolio. La ricerca di idrocarburi nel mare abruzzese e, più in generale nel Mediterraneo è solo il frutto di una strategia economica insensata. Una scelta di politica energetica che non tiene in alcuna considerazione le realtà locali, con il Governo nazionale che ha totalmente escluso dal tavolo delle decisioni gli enti territoriali direttamente interessati, quali Comuni e Regioni.

Ombrina Mare si inserisce perfettamente in questo assurdo contesto. È per questo che stamattina l’equipaggio di Golette Verde, ha voluto ribadire la propria contrarietà al progetto e al rilancio delle estrazioni petrolifere con un blitz lì dove dovrebbe nascere la nuova piattaforma della Medoilgas Italia e la nave-impianto petrolchimico di primo trattamento. L’iniziativa è stata organizzata per simulare i rischi che potrebbero derivare dalle attività petrolifere, vista da Trabocco di Punta Tufano.

Obiettivo: chiedere al Ministero dell’Ambiente di non firmare il decreto di Valutazione d’impatto ambientale per l’impianto di Ombrina Mare, che dovrebbe nascere a sole 3 miglia dalla bellissima costa dei trabocchi e dall’istituendo Parco nazionale della costa teatina, nonostante la contrarietà dei cittadini, delle amministrazioni locali e della Regione Abruzzo che non vogliono ipotecare il proprio futuro mettendo in pericolo ambiente, paesaggio, agricoltura, turismo e salute. “Questa deriva petrolifera nell’adriatico e nel mediterraneo ci preoccupa molto e deve essere assolutamente fermata, a partire dall’abrogazione dell’articolo 35 del decreto sviluppo e delle altre norme pro trivelle – commenta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente -.

Un segnale importante arriva dalla direttiva europea sulla sicurezza delle operazioni offshore approvata nel giugno scorso, illustrata alle compagnie petrolifere dallo stesso Ministero dello sviluppo economico, che impone precisi vincoli al rilascio delle autorizzazioni quali un’attenta valutazione del rischio, le garanzie che le società concessionarie forniscano le dovute garanzie economiche per coprire i danni derivanti da incidenti più o meno gravi e soprattutto la partecipazione del pubblico nell’iter del rilascio delle autorizzazioni. Tutti elementi che dalla semplice lettura del parere favorevole espresso dalla Comitato VIA nazionale, non sembrano siano stati presi in considerazione nel caso di Ombrina Mare”.

Particolarmente grave la situazione, e altrettanto saranno le conseguenze, dunque, per l’Abruzzo che, nell’inquietante quadro elaborato dall’ex ministro Passera, sarebbe condannato a regione petrolchimica. La Strategia Energetica Nazionale individua infatti, per l’Abruzzo un elevato potenziale di sviluppo degli idrocarburi che, sotto la prospettiva di base logistica per lo sviluppo di nuove attività estrattive per l’intero Sud Italia, prefigura un vero e proprio distretto energetico del fossile. Tutto  questo,  a  dispetto  degli  interessi  economici  e  della  volontà  ampiamente maggioritaria della popolazione e degli enti locali.  Ombrina Mare  rischia così di fare da apripista alla nuova strategia delle trivellazioni. 

 “Il progetto di Ombrina deve essere fermato: chiediamo al Ministero dell’Ambiente di non firmare il decreto Via e ridare così giusto peso alla voce agli abruzzesi sulle scelte che riguardano il loro futuro – dichiara Angelo di Matteo, presidente Legambiente Abruzzo -. Ombrina Mare non in linea con le indicazioni della direttiva europea sulla sicurezza delle operazioni offshore.

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