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L’ACS ha spostato il lavoro da Atessa a Cassino licenziando 23 dipendenti

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ATESSA. “E’ vergognoso il modo subdolo in cui l’ACS ha pianificato e chiuso lo stabilimento -si legge in una nota di Nicola Manzi, segretario provinciale Uilm di Chieti- sfruttando il lavoro svolto per la Isringhausen, fornitrice di Sevel, invece di investire in Val di Sangro ha utilizzato i guadagni per fare investimenti a Cassino e realizzare per la prima volta sul nostro territorio il furto del lavoro e dell’occupazione.

L’ACS il 23 luglio 2013 aveva formalizzato la chiusura e dal 2 settembre lasciava tutti i dipendenti a casa, senza lavoro, garantendo loro la retribuzione in attesa del licenziamento, avendo già trasferito gli stampi e la produzione a Cassino.

Oggi sono tutti al capezzale dell’ACS con un ritrovato e tardivo interesse anche della politica, ma  la verità è un’altra.

La brutta storia della vertenza ACS parte dal lontano 2010 quando veniva concessa la cassa integrazione straordinaria per un anno a fronte dell’impegno assunto dalla direzione aziendale presso la Provincia di Chieti di garantire l’occupazione e il rilancio dello stabilimento.

Nel 2011, mentre la Sevel aumentava il lavoro per l’indotto realizzando una produzione di circa 215.000 veicoli, l’ACS, incurante degli impegni presi e contro ogni logica industriale comunicò la chiusura dello stabilimento.

Contro questa grave e insensata decisione il 27 giugno ‘11 la Uilm di Chieti dichiarò immediatamente uno sciopero generale di 8 ore su tutta la provincia chiamando a raccolta i metalmeccanici, ma mentre noi scioperavamo per non far portare via il lavoro e inchiodare l’ACS alle proprie responsabilità, la direzione aziendale si accordava con la sola Fiom Cgil per 2 anni di “Contratti di Solidarietà difensivi”.

Tutto questo è avvenuto nonostante gli appelli e la protesta della Uilm di Chieti e di tutti i sindaci del territorio al tempo capeggiati dal sindaco di Atessa Nicola Cicchitti.

Per 2 anni l’ACS e chi ha condiviso quel progetto scellerato-ha concluso Manzi- hanno illuso i lavoratori, mentre utilizzavano gli ammortizzatori sociali, l’azienda continuava indisturbata a delocalizzare il lavoro e l’occupazione da Val di Sangro a Cassino.”

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