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Omicidio Strever: Hamid Maathaoui condannato a 30 anni

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VASTO. ORE 16: Trenta anni di reclusione. E’ la condanna inflitta dal giudice Caterina Salusti ad Hamid Maathaoui, 36 anni, il nord africano che il 19 dicembre 2012 massacrò di botte, uccise e rapinò Michela Strever. La seNtenza è stata letta qualche minuto prima delle 16. Il giudice ha accolto le richieste del pm Giancarlo Ciani alle quale si era conformata la parte civile rappresentata dall’avvocato Arnaldo Tascione. All’imputato sono state contestate diverse aggravanti, in particolare la crudeltà del gesto e la mancata capacità di difesa della vittima.
ORE 12: E’ attesa per le 15,30 la sentenza del giudice del tribunale di Vasto sull’omicidio Strever. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha chiesto la pena di 30 anni per l’unico imputato, Hamid Maathaoiu, 36 anni. L’avvocato Arnaldo Tascione, il legale dei fratelli di Michela Strever, 68 anni, la pensionata massacrata di botte e soffocata la mattina del 19 dicembre 2012 si è associato. 
L’avvocato Nicola Artese, il difensore di Hamid Maathaoui, ha chiesto il minimo della pena. L’uomo è accusato di omicidio aggravato e rapina. Il suo difensore è riuscito ad ottenere il giudizio abbreviato. L’indagato, sei mesi fa messo alle strette dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani e dalla collega Enrica Medori, ha confessato di avere aggredito e derubato la Strever, ma sostiene di essere fuggito lasciando la donna ancora viva.
E gran parte del processo ha ruotato attorno a questo aspetto. Ma c’è anche un altro particolare che l’avvocato Tascione ha messo in evidenza. “Non era Michela Strever che Maathaoui voleva uccidere la mattina del 19 dicembre. La vittima designata pare fosse il fratello Antonio. Questo particolare è stato scoperto grazie alla meticolosità con cui i pm hanno condotto le indagini”, dice Tascione. 
Stando alla ricostruzione dei fatti riportata sul decreto di citazione a giudizio dell’indagato, l’intenzione del marocchino sarebbe stata quella di regolare i conti in sospeso con Antonio Strever arrivando anche ad ucciderlo. Antonio Strever sarebbe vivo solo perchè il marocchino non riuscì ad entrare a casa sua. L’operaio alla ricerca disperata di denaro si diresse verso la casa di Michela Strever. “La donna si fidava di lui e lui l’ha ripagata massacrandola di botte. Le ha fracassato il cranio, l’ha legata e le ha riempito la bocca di carta”, ricorda Tascione. Sia Antonio che le sorelle si sono costituiti parte civile contro l’imputato. Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com)
 

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