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"Riserva naturale o percorso ciclopedonabile: un falso problema"

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VASTO. Le associazioni: ARCI, PORTA NUOVA,  FAI, ITALIA NOSTRA e COMITATO CITTADINO Tutela del Territorio non intendono affatto essere considerate e rappresentare un fronte del NO alla pista ciclo-pedonabile progettata all’interno della Riserva Regionale di “Punta Aderci”. Anzi- si legge in una nota delle associazioni- si èdell’idea che l’intervento potrebbe rappresentare una valorizzazione dell’Area Protetta.

Pur tuttavia si ribadisce una decisa contrarietà alla ipotesi di realizzare una parte del percorso, di circa 2,5 km, sull’extracciato
ferroviario che va da Torre Sinello a Mottagrossa (cioè tra le due sbarre di accesso allo
stesso).

Le motivazioni della non condivisione di tale percorso sono tante ed alcune hanno trovato
concretezza piena il 2 marzo scorso, durante la passeggiata svoltasi in occasione della Giornata
delle Ferrovie dimenticate organizzata dalla Sezione di Italia Nostra di Vasto.
Il tratto nord della costa vastese resta l’unico lembo di territorio della Costa Teatina non interessato da interventi antropici e conserva appieno una naturalità esclusiva. La sua pregevole e rara morfologia, inoltre, permette all’unisono la conservazione naturalistica e la fruibilità.
E’ evidente che la realizzazione di una pista ciclo-pedonabile, che tipologicamente verrà
annoverata come strada, al di là degli ipotizzabili impatti e trasformazioni paesaggistiche, ma
non solo, priverebbe per sempre la Riserva dell’unico vero Sentiero naturalistico, come
debitamente già indicato nella segnaletica, giusta enunciazione del punto V7 dell’art. 12 del
PAN che prevede “Sentiero naturalistico – coincide con il tracciato antico dell’ex-ferrovia;” e in
“V7 – Sentiero naturalistico – sono consentite tutte le opere atte necessarie all’espletamento di
attività didattiche, a consentire attività di sorveglianza e di studio scientifico all’interno della
Riserva.”.
Pertanto è di rilevante interesse naturalistico ed è ragionevole presupporre una non idonea interpretazione del Piano di Assetto Naturalistico (PAN), seppur i Progettisti citino una verificata compatibilità.

Lo Studio di Fattibilità Ambientale incluso nel Progetto non sembra, almeno così come è stato
redatto, che possa annoverarsi come una Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), così
come il mero richiamo di generiche valutazioni non possono fare concludere che gli effetti
dell’intervento non influenzeranno in maniera significativa o sostanziale il Sito di Interesse
Comunitario (SIC).
Infatti, la Valutazione di Incidenza , così come indicato nella Dir. 92/43/Cee recepita con il
DPR n. 357/97, nella intervenuta modifica dell’art. 5 con l’art. 6 del DPR n. 120/03 ha
specificatamente previsto che “nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione”
Essa è un preventivo strumento di salvaguardia che tende ad evitare l’approvazione di
“progetti” che possono confliggere con la tutela di ecosistemi meritevoli di conservazione.
Ora, il SIC IT 7140108 Punta della Penna- Punta Aderci, che include appieno la Riserva,
certamente si annovera tra quelli ad elevata valenza ambientale, per specie ed habitat, e
presenta vulnerabilità ad opera di infrastrutture turistiche periferiche ed una eccessiva viabilità. Pertanto, deve essere redatta una adeguata VIncA, propedeutica a qualsivoglia intervento e contestualmente inclusa nella documentazione progettuale che viene sottoposta ad approvazione.

 L’area in questione è naturalmente sottoposta, in quanto falesia, ad una progressiva erosione.
Adesso, però, la mancata manutenzione delle opere di contenimento e drenaggio idrico
nonché gli eccezionali eventi atmosferici, hanno alquanto incrementato il dissesto
idrogeologico. Infatti, durante la passeggiata di Italia Nostra, i partecipanti hanno potuto
chiaramente verificare la gravità degli smottamenti e la presenza di imponenti frane che
ipotecano la stessa fruibilità dei luoghi.
Si sottolinea che negli ultimi anni, dopo la rimozione della ferrovia, pur rimodellando la Natura
i luoghi a suo piacimento, la fruibilità non si è mai interrotta. Nostro timore è che, a seguito
dell’apertura di un eventuale cantiere, una delle frane già visibilmente attive o altre in
formazione potrebbero rendere la zona non più percorribile per motivi di sicurezza avulsi dal contesto ambientale. Come non considerare, poi, i sicuri costi aggiuntivi che ne deriverebbero.

Nelle Relazioni progettuali si accenna ad espropri, ma nulla si riferisce in merito alle modalità
di accesso a quei terreni coltivati circostanti la pista. Considerato che non ci risulta un
coinvolgimento dei proprietari, si esprime perplessità.
Per le riflessioni di cui sopra ed altre che si omettono per non tediare, si ritiene che il Progetto
debba essere compiutamente rielaborato, tenendo debitamente da conto la possibilità di
spostare il tratto “contestato” su percorso alternativo che, come già verificato dalle scriventi, sembrerebbe possibile. Da ultimo -conclude la nota-merita chiarire che il Sig. Francesco Famiani, Presidente della Sezione CAI di Vasto, non è il Rappresentante delle Associazioni in seno al Comitato di Gestione della Riserva”.

redazione@vastoweb.com

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