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Truffa Medievale e inchiesta. Un re e diversi funzionari a San Salvo

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SAN SALVO. Corsi e ricorsi storici. La cronaca racconta tutti i giorni furberie e raggiri. Ma “il vizio”  pare sia nato con l’uomo. Gli studi archeologici condotti a San Salvo hanno permesso agli esperti di scoprire che i monaci cistercensi del Medioevo furono sospettati di adottare uno strategemma per evitare di pagare i dazi. Fu questo il motivo che portò ottocento anni fa Carlo D’Angiò, re delle Due Sicilie, e un suo funzionario a San Salvo. La necessità di appurare l’esistenza della truffa spinse il sovrano fino alle rive dell’Adriatico.
Perché sulle sponde del Trigno, lì dove oggi sono case e negozi, c’era il popolo dei mercanti guidati dai monaci dell’abbazia di San Vito e San Salvo. Grazie al lavoro della Sovrintendenza e degli archeologi della Cooperativa Parsifal, la storia da qualche anno è venuta alla luce ed è possibile rivivere il fascino dell’epoca toccando con mano oggetti e utensili del 1200. Sulla visita di re Carlo D’Angiò e la presunta truffa mancano purtroppo diversi passaggi. 
“Come andò a finire l’inchiesta non è possibile saperlo perché la vicenda venne riportata su pergamene custodite nel museo angioino di Napoli che furono distrutte dai tedeschi. Restano dei riassunti che mancano però di importanti passaggi», ha spiegato più volte in passato Davide Aquilano della Parsifal. Molti altri aspetti della storia medievale del paese sono ancora sepolti sotto piazza San Vitale.  Paola Calvano (paolacalvano@vastoweb.com)

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