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Chiavette magiche, bere e mangiare 'sbafo': il video dell'operazione

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TERMOLI. Ricaricare le chiavette da utilizzare nei distributori di cibi e bevande disseminati in aziende, fabbriche come la Fiat e uffici con un click, ma senza che il flusso di denaro arrivasse nelle casse dei gestori. Per questa ragione sette persone sono finite in carcere e otto agli arresti domiciliari. 

Colpo grosso nell’operazione Chiavette Magiche, per la Procura di Larino e l’Arma dei carabinieri sulla costa, in un blitz che a memoria d’uomo negli ultimi tre lustri non recitava numeri così imponenti, soprattutto per reati non connessi alla pubblica amministrazione.

Una truffa davvero ben congegnata, quella sventata nella notte tra domenica e ieri in ben tre regioni, coi carabinieri della compagnia di Termoli a ricomporre un mosaico le cui prime tessere sono state inserite da mesi.

Un’attività d’indagine capillare, partita dalla stazione di Termoli al comando del luogotenente Piero De Carlo e coordinata dal comandante della compagnia dell’Arma di Termoli Paolo Nichilo, su delega del procuratore capo Ludovico Vaccaro, che ha permesso di sgominare una vera e propria organizzazione criminale dedita a questo ‘mercato’ nero e truffaldino. Non a caso l’operazione è stata denominata ‘Chiavette Magiche’.

E magica doveva essere per davvero, sia per gli autori e artefici del meccanismo di clonazione dei sistemi elettronici contenuti all’interno e perfettamente inseribili nelle macchinette, sia per i consumatori che trovavano di gradimento e convenienza poter spendere soldi virtuali, quasi fossero bit-coin.

Ma il mercimonio, quello illegale e proibito, c’era davvero, poiché le ricariche delle chiavette venivano pagate un terzo del valore nominale, 5 euro a fronte di 15,09 di possibili acquisti e se da una parte il risparmiato era tutto di guadagnato, dall’altro gli incassi erano utili al 100%. Insomma, sembrava un modus operandi inattaccabile, ma evidentemente il gestore – la Elah Dufour – ha cominciato a subodorare rischio, anzi certezza di truffa, quando gli incassi non corrispondevano ai pezzi distribuiti, sotto forma di caffè e altri prodotti tipici da distributori automatici. Base operativa e destinazione finale dei supporti digitali taroccati le macchinette dislocate nelle migliaia di metri quadrati dello stabilimento Fiat di Termoli, ma non solo. Stesso copione e meccanismo negli altri stabilimenti dell’area del Centro-Sud, come Sevel, l’Iveco di Foggia e Pratola Serra in provincia di Avellino.

Nei guai sono finiti sia i fruitori che i fornitori occulti, tanto da configurare un’associazione a delinquere finalizzata all’alterazione di sistemi di pagamento elettronici e truffa aggravata. Ma il sistema era esportabile ovunque ci fossero questi strumenti da bar ‘fast’. L’inchiesta è stata a largo raggio, poiché i confini territoriali non sono stati quelli della giurisdizione della compagnia adriatica, né della Procura frentana, ma hanno valicato altre due regioni: Puglia e Abruzzo.

Dalle prime ore dell’Immacolata concezione, i carabinieri del comando di via Martiri della Resistenza, con l’ausilio di personale del nucleo investigativo di Campobasso e delle compagnie di Foggia, Larino, San Severo, Manfredonia e Lanciano, hanno dato esecuzione ai provvedimenti di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari, emesso dal gip del Tribunale di Larino su richiesta della Procura della Repubblica per complessive 15 persone residenti tra le province di Campobasso e Foggia.

Le gazzelle hanno condotto i destinatari dei mandati di cattura in caserma prima che tutte le luci fossero spente e la traduzione in cella, per i 7 su cui è stata disposta la carcerazione preventiva, è avvenuta poco prima delle 11 di ieri mattina, quando una colonna di sette e più gazzelle ha attraversato via Corsica per poi dirigersi sulla statale 87 e raggiungere la casa circondariale in contrada Monte Arcano a Larino.

I particolari dell’operazione sono stati divulgati in una conferenza stampa convocata per questa mattina dal procuratore della repubblica frentana Vaccaro che si terrà presso il comando compagnia carabinieri di Termoli alle ore 11, alla presenza del comandante provinciale Andrea Bertozzi Della Zonca e del capitano Paolo Nichilo, oltre che dei militari della stazione adriatica, in testa Piero De Carlo.

Un’organizzazione piramidale che stava espandendosi a macchia d’olio, con l’obiettivo di entrare probabilmente in ogni ambiente servito da queste macchinette e che oltre ai 15 soggetti che ora si trovano in carcere o ai domiciliari, ci sono ben 107 utilizzatori finiti nei guai e altre decine ancora da identificare, per loro se collaboreranno Vaccaro avrà pronti i decreti penali di condanna, altrimenti, passando al vaglio del Gip, saranno processati nel caso insieme ai destinatari delle accuse di associazione a delinquere e truffa aggravata.

Gli scambi avvenivano in luoghi all’aperto, non distantissimi dallo stabilimento Fiat, almeno per l’impianto di Rivolta del Re e si era talmente ingigantita come prassi che c’era chi aveva chiesto persino di poter avere in proprio il software con cui ricaricare le chiavette.

Sì, perché tutto dipendeva da un computer portatile marca Hp, capace di introdurre il denaro elettronico nei supporti digitali, grazie a un programmino contenuto in un’altra chiave.

Ma le perquisizioni con cui i militari dell’Arma si sono fatti largo nelle abitazioni degli indagati hanno permesso di scovare anche ricambi di qualità trafugati dall’interno della fabbrica a Termoli.

Nel mirino degli inquirenti questi soggetti esterni all’ambiente lavorativo, ma anche operai delle ditte esterne, che erano veri e propri collettori e che ora rischieranno sicuramente anche il posto di lavoro.

ECCO L’APPUNTO RILASCIATO A MARGINE DELLA CONFERENZA

I Carabinieri della Compagnia di Termoli, con l’ausilio di personale del Nucleo Investigativo di Campobasso e delle Compagnie di Foggia, Larino  (CB), San Severo (FG), Manfredonia (FG) e Lanciano (CH) hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari, emesso dal GIP del Tribunale di Larino su richiesta della Procura della Repubblica per complessive 15 persone, 8 agli arresti domiciliari e 7 in carcere.

Sono state arrestate 6 persone nella provincia di Foggia, 8 nella provincia di Campobasso, nell’area del basso molise e 1 persona a Lanciano, in provincia di Chieti.

L’indagine, condotta dai Militari della Stazione Carabinieri di Termoli, ha portato alla luce un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed alla clonazione di chiavette elettroniche. Secondo l’accusa gli arrestati, dopo aver violato il sistema di pagamento con chiavetta elettronica dei distributori automatici di bevande di alcuni stabilimenti Fiat. e Sevel di Termoli, smerciavano le chiavette clonate ad numerosi dipendenti degli stabilimenti.

Nel corso delle indagini è emerso che il promotore dell’associazione, un cinquantaduenne  dipendente dello stabilimento FIAT di Termoli,  aveva scoperto il modo di clonare, tramite un dispositivo collegato ad un computer, le chiavette in uso ai distributori automatici di bevande e snack utilizzati dentro gli stabilimenti Fiat, dalla società gestrice del servizio, la GR (Generale Ristorazione – società del gruppo ELAH-DUFOUR) con sede in Genova.

L’uomo si era poi attorniato di un nutrito gruppo di persone le quali procacciavano “clienti” all’interno degli stabilimenti del gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), il gruppo dapprima ha operato procacciando utenti nello stabilimento di Termoli, successivamente il “giro di affari” si è esteso agli stabilimenti di Fiat di Pratola Serra (AV), Foggia e in quello della SEVEL di Atessa (CH).

Nello specifico gli utenti consegnavano ad uno dei referenti la propria chiavetta scarica e dietro il pagamento di 5 euro gli veniva restituita una chiavetta con un credito di 15 euro. L’attività investigativa, avviata nell’ottobre 2013 ha consentito di stimare un danno, per la ditta denunciante, di circa 300.000 euro.

I destinatari della misura cautelare in carcere sono stati condotti presso il carcere di Larino (CB) mentre i restanti otto presso i propri domicili. Per concorso in truffa sono inoltre state denunciate in stato di libertà nr. 107 persone.

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