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Oggi l'ultimo saluto alla professoressa Marussia de Donato Pietrocola

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VASTO. Marussia de Donato vedova Pietrocola, venuta a mancare ieri, rappresenta uno degli esempi più longevi di vastese non nato a Vasto, ma qui trapiantato per questioni di matrimonio all’inizio degli anni Cinquanta. Nata a Genova, città della madre,  trascorre l’infanzia e la gioventù a Torino e a Chieti. Per gli studi universitari si trasferisce a Napoli, ospite della nota scienziata dell’epoca, Marussia Bakunin, di cui porta il nome. Studentessa di chimica e scienze naturali, si è laureata, durante gli anni più cruenti della guerra in Italia, a soli 21 anni.

Avviata all’insegnamento conosce e si fidanza con il dottor Giuseppe Pietrocola con il quale convola a nozze il 27 giugno del 1953, trasferendosi definitivamente a Vasto, dove nel 1954 dà alla luce il primogenito Filippo e a distanza di tredici mesi i gemelli Annarita e Francesco. Docente al liceo e poi all’istituto magistrale sempre in scienze naturali ha rappresentato per l’epoca un personaggio in qualche modo all’avanguardia. 

Guidatrice della sua propria vettura in epoca in cui le donne erano poco dedite alla direzione di veicoli. Affrontava spostamenti all’interno della regione con impavido entusiasmo. Coltivava le tradizioni più varie delle proprie terre di origine, ma sposando in pieno le tradizioni vastesi tramandando con orgoglio ai figli una piena ortodossia delle usanze vastesi da lei acquisite, senza nascondere mai una velata nostalgia per quelle delle regioni in cui aveva vissuto da giovane.

Centinaia i ragazzi vastesi che sono stati suoi alunni e ne ricordano in questi giorni la severità apparente esitata sulla cattedra, che si stemperava in un’intensa frequentazione al di fuori dei banchi di scuola, soprattutto per i più dotati e per i meno fortunati. Dopo la pensione, divenuta nonna a tempo pieno anche in questo ruolo ha portato qualcosa di innovativo, non svolgendo la sola figura coccolona di ciascuna nonna, ma quella di educatrice dei propri nipoti a valori di giustizia ed equità, scavalcando talvolta il ruolo dei genitori più o meno condiscendenti, ma consci del fatto che il suo ruolo contribuisse ad una formazione più completa dei piccoli membri di una famiglia che ha contribuito in maniera decisiva, insieme al consorte, a rendere unita, indissolubilmente e duraturamente.

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