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Scandalo Catania calcio: arrestato il procuratore termolese Arbotti

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TERMOLI. C’è anche il procuratore sportivo termolese Fernando Arbotti tra i sette soggetti arrestati a Catania per la presunta compravendita delle partite. Il caso nazionale legato alla società siciliana del Catania calcio ha, quindi, interessato anche il noto termolese.
Culminata con una raffica di arresti, l’operazione ha visto avallare l’ipotesi che il Catania calcio stava perpetuando, allo scopo di consentire alla squadra di vincere ed evitare così la retrocessione, la vendita delle partite. Un caso nazionale che ha visto finire in manette anche il presidente societario Pulvirenti.
Sette i provvedimenti di arresti domiciliari eseguiti nei confronti del presidente del club, Antonio Pulvirenti, dell’amministratore delegato Pablo Cosentino, del direttore generale Daniele Delli Carri, e di altre quattro persone: si tratta di due procuratori sportivi e altrettanti gestori di scommesse on line.
Tra gli altri nomi figurano Giovanni Impellizzeri, Piero Di Luzio, Fabrizio Milozzi e Fernando Arbotti: tutti accusati di frode sportiva; secondo alcune indiscrezioni, pare che nell’inchiesta non sarebbero indagati appartenenti a altre società sportive.
Secondo quanto trapelato, i dirigenti del club rossazzurro avrebbero comprato alcune partite del campionato di calcio Serie B appena concluso, allo scopo di consentire alla squadra di vincere ed evitare la retrocessione.
“La prima reazione – riporta Repubblica.it – è sicuramente un grande dolore, perché lavoriamo ogni giorno per rendere comunque credibile e per aumentare la reputazione del nostro contesto, quindi questa è una notizia che ci lascia sgomenti”.
Queste le parole del presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, a Sky TG24 HD, in merito all’inchiesta, denominata ‘I treni del goal’, che ha colpito alcuni dirigenti del Catania.
“Bisogna reagire immediatamente – ha spiegato il numero uno dei cadetti – e continuare il nostro lavoro, l’impegno verrà ulteriormente moltiplicato. Mi auguro che le cose vengano chiarite, che si sappia la verità il prima possibile e che comunque, di fronte a certi fenomeni, la risposta in caso di conferma sia dura, e faccia capire che il nostro mondo non è disposto ad accettare nessun tipo di accomodamento o accordo – ha concluso Abodi – che mortifichi il campo e il valore sportivo di una competizione”.
A coordinare l’inchiesta è stata la Direzione distrettuale antimafia di Catania che ipotizza (a vario titolo) frode in competizioni sportive e truffa. Le perquisizioni sono state eseguite dalla polizia nelle città di Roma, Chieti, Campobasso e Catania; l’inchiesta è stata condotta dalla Digos, in collaborazione con la Polizia postale.

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