vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Perché inventiamo la nostra vita su Internet, risponde la psicologa Gileno

Più informazioni su

VASTO. Una vita inventata che molti vorrebbero avere e che ogni giorno creano sui social network, è quella creata dai bugiardi di internet. Una tendenza sempre più diffusa in una società che si fa conoscere, e spesso si vanta, attraverso la pubblicazione di foto. Un modo per fare gli «splendidi».  Anche se la vita vera è completamente diversa e in gran parte dei casi non così attiva. 
L’esistenza piatta che diventa entusiasmante quando viene raccontata sui social network. Siamo quello che pubblichiamo su Facebook, Twitter e i nostri account sono il nostro biglietto da visita, nella società e nel lavoro. Ciò che conta sono i «mi piace» e  i retweet. Si innesca in questo modo un meccanismo di competizione che in molti casi ci porta a mentire. 
Per capire meglio questo fenomeno che si registra soprattutto su Facebook abbiamo intervistato la psicologa vastese Silvia Gileno. 
“Facebook –ha spiegato la dottoressa- è così diffuso perché soddisfa due bisogni emotivi fondamentali: quello di appartenenza e quello di riconoscimento. Il bisogno di appartenenza si riferisce alla necessità di non sentirsi soli ma inseriti dentro una comunità di persone che condivide idee, passioni ed interessi.
Il bisogno di riconoscimento da parte degli altri si riferisce all’esigenza di essere riconosciuti e accolti e di avere valore almeno per qualcuno. Per questo quando le nostre attività su Facebook ottengono delle reazioni positive (“mi piace” o commenti positivi sui nostri post o le nostre foto) queste ci confermano che gli altri ci considerano e ci apprezzano, e questo a sua volta influenza positivamente l’immagine che abbiamo di noi stessi e quindi la nostra autostima. 
Grazie a Facebook si possono fare nuove conoscenze, mantenere i contatti con persone lontane, scambiare opinioni ed informazioni ecc…, quindi è un modo tecnologico per comunicare che non è negativo in sé, è solo uno strumento da impiegare con consapevolezza.
Una questione delicata è l’età di utilizzo di molti utenti, alcuni hanno anche meno di 13 anni richiesti per l’iscrizione, e non avendo la maturità cognitiva ed emotiva necessaria per valutare le varie situazioni rischiano di fare incontri spiacevoli o finire nei guai. Inoltre su Facebook il mondo reale si fonde con quello virtuale, creando un’identità flessibile ma nello stesso tempo precaria e incerta che può diventare un problema per un adolescente che deve ancora costruire la sua identità ed ha più bisogno, per portare a compimento questo processo, di confrontarsi con la vita reale e di fare esperienze concrete. 
L’identità che ci costruiamo su Facebook è il più delle volte abbastanza somigliante a come si è nella realtà, naturalmente essendo una vetrina pubblica, ognuno di noi cerca di mostrare la parte migliore di sé. Ma Facebook può essere utilizzato anche per attenuare uno stato di malessere preesistente e diventare un rifugio per chi non ha altre risorse personali, materiali e sociali a cui affidarsi, fino ad indurre dipendenza.
Interagire nella vita reale è molto più difficile perché ci si mette in mostra per ciò che si è davvero, per questo molte persone preferiscono crearsi una personalità fittizia che compensa quella reale, esibendo ed ostentando ciò che si vorrebbe essere e non ciò che si è veramente. Si crea così un “falso sé” che costituisce una protezione ma che nello stesso tempo ostacola la maturazione delle propria vera personalità e delle proprie risorse e  potenzialità.
È interessante considerare il modo in cui le persone con “tratti egocentrici e narcisisti” vivono Facebook. Queste persone hanno bisogno di essere costantemente valorizzate dagli altri e si comportano su Facebook come si comportano nella vita reale, i loro tratti di personalità sono preesistenti e si manifestano su Facebook come in qualsiasi altro contesto della loro vita, non è Facebook a crearli.
Per loro Facebook è una vetrina in cui farsi ammirare e mostrare quanto sono speciali e originali, quindi cambiano spesso le foto del profilo utilizzando solo quelle in cui appaiono in ottima forma, aggiornano spesso il loro status con affermazioni che hanno solo l’obiettivo di attirare l’attenzione degli altri, accettano tutte le richieste di amicizia anche di sconosciuti per avere più visibilità, ecc… Però questa sicurezza di sé così tanto esaltata è solo una facciata che in realtà nasconde una forte dipendenza dal giudizio degli altri ed una bassa autostima”. Silvia Gileno – Psicologa Cellulare: 340.2606096
paoladadamo@vastoweb.com

Più informazioni su