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Morì asfissiata nel sonno per un incendio, per i periti il rogo fu doloso

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VASTO. Ad uccidere  Nadia Mahroussi 8 anni fa fu un incendio doloso. Nessuna responsabilità dei condomini per il rogo che  distrusse uno scooter parcheggiato nell’atrio di un palazzo e provocò la morte di un’inquilina. Il giudice del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, ha rigettato la richiesta di risarcimento danni presentata dai familiari di Nadia Mahroussi, 40 anni, la donna marocchina che perse la vita asfissiata dal fumo generato da un incendio sviluppatosi nell’ingresso di un’elegante palazzina in largo Del Fanciullo, accanto alla cattedrale di San Giuseppe.

I dieci fratelli della vittima chiedevano due milioni di euro al proprietario della moto e ai dodici inquilini della palazzina. La perizia di Stefano Moretti, come del resto quella della polizia fatta subito dopo la tragedia, ha escluso un fenomeno di autocombustione della moto, ipotizzando il dolo. Nessuno, però, saprà mai chi appiccò il fuoco allo scooter quella notte e perché. Il fuoco ha cancellato tutto e le indagini non sono riuscite ad identificare l’autore del gravissimo gesto. L’inchiesta penale per omicidio colposo è stata, quindi, archiviata. Due giorni fa si è svolta l’udienza civile. Il proprietario della moto era assistito dall’avvocato Fernando Pracilio, i proprietari degli appartamenti della palazzina erano rappresentati dall’avvocato Arnaldo Tascione. La sentenza ha stabilito che non essendo loro responsabili della morte della quarantenne non devono risarcire alcun danno.

paolacalvano@vastoweb.com

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