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Vasto alle urne, un esercito di candidati tra voti disgiunti e accoppiate di genere

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VASTO. Cinque candidati a sindaco, 15 liste a supporto, un esercito di 356 aspiranti consiglieri comunali e un fortino da espugnare per insediare 24 scranni più quello del primo cittadino.

Come nel resto del Paese, siamo agli sgoccioli per la campagna elettorale delle amministrative di Vasto, comunità chiamata a voltare pagina obbligatoriamente dopo dieci anni di giunta Lapenna.

Questi i numeri in gioco il solo 5 giugno, quando reduci da un ponte sonnacchioso del 2 giugno, ma crediamo che in città l’attenzione sia tutta rivolta alle urne, dalle 7 alle 23 di domenica prossima si giocheranno e decideranno molti dei destini politici locali.

C’è chi già sa di poter ambire al massimo al ruolo di ago della bilancia al ballottaggio e per questo sono già in corso prove tecniche di futuri accordi e apparentamenti, con tanto di spartizione delle vesti in assise civica e giunta, ma per avere contezza del risultato finale scaturente dal voto del 5 giugno, occorre tenere bene a mente per i candidati sindaci la mannaia del voto disgiunto e per i sognatori di un posto al sole quello dei ticket sul voto di genere.

Ebbene sì, poiché al secondo turno, che riteniamo scontato, salvo plebiscitari consensi su taluno piuttosto che tal altro, arriveranno i due candidati a sindaco con più voti, a prescindere dal risultato della coalizione o della lista a sostegno. E con un metodo di voto che permette di incrociare i consensi, scindendoli da sindaco e lista, è chiaro che il nome del primo cittadino in pectore debba andare oltre quello del suo schieramento, per esser certo di giungere allo scontro finale del 19 giugno.

Quanto forti possano essere simboli e candidati di lista non produce l’automatico riverbero anche sul sindaco, anzi ci sono candidati interessati quasi esclusivamente alla propria sorte, che mendicano preferenze ammarando il proprio capo di coalizione, pur di non perdere peso nei suffragi.

Non accade solo a Vasto, è la stortura di una legge elettorale che a volte produce perfino la cosiddetta anatra zoppa. Ma questi sono scenari fantascientifici sulla costa adriatica del basso Abruzzo.

L’altro delta da considerare è l’alleanza tra uomini e donne, non parliamo del programma defilippiano per fortuna, ma della possibilità di abbinare voti e volti maschili e femminili e quanto più scaltre saranno le candidate a mietere intese tanto più alta sarà la loro chance di elezione.

 

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