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Selvaggia Lucarelli: l’omicidio di Vasto mi ha turbata profondamente

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VASTO. “E’ la città dei miei nonni paterni -ha scritto sul profilo Facebook l’opinionista Selvaggia Lucarelli- quella in cui ho trascorso tante estati della mia vita, quella in cui abbiamo l’unica casa di famiglia (è a Cupello, per la precisione). I miei genitori erano a Vasto quando è avvenuta la tragedia a quell’incrocio, avevano visto la città tappezzata di quei manifesti in cui il marito di Roberta chiedeva giustizia. Ne erano rimasti impressionati. Non so quale idea vi siate fatti su questa storia, la mia oscilla di qua e di là con qualche punto fermo:

Fabio Di Lello sapeva che Italo non sarebbe finito in galera, era questo che non poteva sopportare. I tempi della giustizia in fondo non erano stati tra i più sfinenti (la sentenza sarebbe potuta arrivare dopo otto mesi). Fabio non sopportava che Italo fosse vivo, a piede libero, che potesse guidare uno scooter. Che andasse al bar, che provasse a vivere. Dicono che Italo fosse strafottente, che non avesse chiesto scusa. Ci sono però anche le altre campane. Il padre di Italo che racconta la persecuzione sul web, i manifesti, le manifestazioni, mezza città che lo chiamava assassino, i lavori persi per colpa di questa vicenda, la clausura per lungo tempo.

Forse la verità è nel mezzo, chissà. Forse Italo avrebbe chiesto scusa con più vigore, se non si fosse sentito aggredito da una folla col forcone. Forse la folla avrebbe rinunciato al forcone se Italo avesse detto qualcosa di più che “Mi dispiace”. Certo è che quella folla, quelle pagine su fb in cui le fazioni pro Italo e pro Fabio si scannavano, non hanno fatto bene a Fabio così accecato dal dolore e dal desiderio non di giustizia (perché la sentenza non l’ha neppure voluta sapere), ma di vendetta. E guardate che io lo capisco. Capisco la frustrazione, il dolore, la rabbia. Capisco perfino che gli desse fastidio vedere Italo al bar. Ma lui aveva perso una moglie. Non aveva la giusta distanza emotiva dai fatti. Sono gli altri, quelli che avrebbero dovuto aiutarlo a elaborare il dolore, a trasformarlo in qualcosa di diverso da astio e sete di vendetta che mi fanno orrore. Quelli che ancora oggi aprono pagine fb che si chiamano Sosteniamo Fabio Di Lello o Italo D’Elisa uno di meno. Leggo i commenti e rabbrividisco.

Italo non voleva uccidere Roberta. So che è difficile da accettare, ma è così. E’ passato col rosso sorpassando una macchina ferma al semaforo. Si stava per ammazzare pure lui, tra l’altro. Ha commesso un errore fatale che è costato la vita a una persona. Se la sua bravata fosse costata la vita a una persona che amo lo avrei odiato anche io, certo. Avrei voluto che pagasse. E Italo stava pagando. Non con la galera come in molti vorrebbero -e possiamo parlarne -ma stava pagando.

La sua bravata non era rimasta impunita. C’era un processo, c’era la gogna, c’era una vita schifosa fatta di sguardi torvi, giudizi, un’etichetta che non gli si sarebbe più staccata di dosso.

Se non era in galera è perché questo dice la giustizia, non perché se l’era sfangata.

Leggo che per tanti Italo era il peggior assassino della storia criminale. Quei molti dovrebbero interrogarsi su quante volte controllano whatsapp mentre guidano, rispondono, maneggiano il telefono controllando il navigatore e commettono imprudenze che potrebbero costare la vita a un’altra Roberta. Capita e non dovrebbe capitare, ma può capitare a voi, ai vostri figli, ai vostri mariti, alle vostre fidanzate.

Ci sentiamo tutti Fabio, ci sentiamo tutti Roberta, ma la verità è che siamo pure Italo, sebbene si faccia finta che no, la distanza tra noi e un potenziale assassino sia di qualche migliaia di km. Vi avrei voluti vedere tutti a 20 anni in macchina. Avrei voluto vedere quanti di voi non hanno superato i limiti, non hanno fatto un’inversione dove non potevano, non si sono distratti a un semaforo. Siete stati fortunati. Italo no. Roberta no. Fabio neppure. E la sua incapacità-quella di Fabio- di capire tutto questo, l’ha reso l’unico vero assassino in questa vicenda. Capisco l’onda emotiva e pure l’empatia per il suo dolore, ma se pensate che abbia fatto bene, penserete che farà bene anche il padre di Italo a vendicare con la pistola l’omicidio di suo figlio. Perché questa è la catena della giustizia fai da te.

La verità è che questa è una storia in cui nessuna giustizia è stata fatta. Ora il dolore di chi sopravvive non è solo quello dei parenti di Roberta, ma anche di quelli di Italo. Tutti innocenti, tutti distrutti.

E di fronte a tutto questo, c’è chi continua a scrivere e commentare con la bava alla bocca, trascurando il fatto che quella bava alla bocca ha armato un uomo. Contro un ragazzo di 20 anni e alla fine pure contro se stesso”.

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