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Piantagione di marijuana a Bosco Motticce: assolti i cognati di Colombaro

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VASTO. Sono stati assolti perché il fatto non sussiste M.M. 51 anni e F.G. 44 anni, incendurati,  accusati insieme al cognato Donato Colombaro (che ha già patteggiato 4 anni di reclusione) di illecita coltivazione di sostanze stupefacenti finalizzate allo spaccio.  La vicenda risale al 2015, quando alcune segnalazioni per lo spaccio di sostanze stupefacenti in un negozio di Piazza Verdi a Vasto diedero inizio ad un’attività di indagine che ha portato alla scoperta di una piantagione di marijuana, in un terreno di località Bosco Motticce a San Salvo. Gli agenti di Polizia hanno seguito gli spostamenti di Donato Colombaro, già noto alle forze dell’ordine, ed hanno notato che oltre all’attività in Piazza Verdi raggiungeva spesso il terreno a San Salvo. Grazie all’installazione di alcune telecamere è stato  possibile riscontrare che il terreno di proprietà della famiglia Colombaro  era frequentato anche dai cognati dell’uomo.  M.M. e F.G., che hanno già scontato sei mesi ai domiciliari, imputati per aver agito in concorso ed in preventivo accordo tra loro con Colombaro utilizzando l’appezzamento di terreno per la coltivazione di una piantagione di sostanza stupefacente di tipo marijuana, di cui almeno 60 piante dell’altezza di metri 1,80, numerose altre piante di minori dimensioni per un totale di n. 100 piante. Sostanza destinata allo spaccio e da cui risultavano estraibili almeno in 23 piante, sottoposte a campionamento rappresentativo, 9060 dosi. Il PM Gabriella De Lucia ha chiesto per i due imputati la condanna a 4 anni e 6 mesi ed una multa di 9 mila euro. Nel corso del processo di questo pomeriggio gli avvocati Nicola Mastrovincenzo e Angela Pennetta hanno dimostrato che i loro assistiti nulla avevano a che fare con la coltivazione della piantagione come evidenziato dalle pochissime volte che i due hanno raggiunto l’agro  e la totale incapacità di riconoscere una pianta di marijuana. Il collegio giudicante, composto dal presidente Bruno Giangiacomo e dai giudici a latere  Italo Radoccia e Fabrizio Pasquale, ha assolto i due operai perché il fatto non sussiste. F.G. al termine della sentenza è scoppiato in un pianto liberatorio e in lacrime ha ringraziato ed ha abbracciato il suo avvocato.

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