vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

A Palazzo D’Avalos lo spettacolo “1799, la rivoluzione napoletana”

Più informazioni su

VASTO. C’è un’epoca storica che a scuola non fanno approfondire. Un’epoca che riguarda la nostra Italia, soprattutto, il sud della penisola. Parliamo del 1799 e della rivoluzione napoletana. ‘1799, la rivoluzione napoletana’ è, anche, lo spettacolo teatrale ideato e scritto e diretto da Giandomenico Sale. La prima ci sarà questa sera alle ore 22 presso il Cortile del Palazzo D’Avalos a Vasto. Giandomenico Sale è Presidente e Direttore Artistico di Frentania Teatri, e anche regista, attore, performer nato a Termoli. Si esibisce o presenta i suoi lavori anche al Living Theatre di New York, al Pázmány Film Festival di Budapest, al Napoli Teatro Festival e allo Stockholm Fringe Festival. Il suo è un percorso artistico/antropologico con un lavoro incentrato sulla ricerca e la sperimentazione di linguaggi frutto della fusione e contaminazione tra parola, corpo, elaborazioni sonore e video. Con il lavoro ‘1799’ mette in scena le problematiche del tempo che, rispecchiano anche, quelle attuali.

“Mi sono appassionato a questo pezzo di storia così, per gioco- spiega Giandomenico– dovevo fare un lavoro in teatro e mi sono imbattuto in questa epoca, in questa rivoluzione fatta in pochi mesi. E mi sono detto di approfondirla e di metterla in scena”.

Siamo nel Regno di Napoli alla fine del ‘700. Con Carlo di Borbone dal 1734 si ha un riformismo illuminato del Regno di Napoli. Tutto cambia con l’inizio del regno di Ferdinando IV e Maria Carolina. Siamo nel 1790 e la diffusione delle nuove idee della Rivoluzione Francese tra le classi illuminate fu accolta da una politica molto repressiva. Con l’arrivo dei francesi a Napoli e la fuga dei sovrani in Sicilia, nel 1799 è proclamata la Repubblica Napoletana. Con il ritiro delle truppe francesi e l’avanzata delle truppe dei sanfedisti, dopo pochi mesi fu ristabilito l’ordine preesistente. Il quadro storico riportato è quello in cui si sviluppa e prende vita 1799, una fusione tra il movimento del corpo e le parole dei grandi illuminati dell’epoca: Cuoco, Pagano, Vannucci. Pochi elementi simbolici che racchiudono la profondità dei pensieri rivoluzionari. 

“Il teatro, la danza strumenti d’integrazione in sintonia con il pensiero giacobino per il quale si sono sacrificati tanti intellettuali meridionali. 1799 vede in scena, insieme alla coreografa e danzatrice Gisela Fantacuzzi, due giovani performer africani, Daouda Diallo e Keita Mamadou, ospiti di un centro d’accoglienza per migranti di Vasto dell’Arci. Due ragazzi di colore che diventano giacobini, sanfedisti, boia, vittime. Un colore della pelle non “italiano” che rappresenta a pieno gli italiani del Regno di Napoli: estrema miseria da un Lato ed estrema ricchezza dall’altro, meridionali contro meridionali nel nome di un re spagnolo o di un generale francese. Il meridione del 1799 e gli stati africani di oggi, similitudini dimenticate dal mondo contemporaneo che vanno riportate alla memoria collettiva” finisce Giandomenico.

Molti sono i comuni del meridione che hanno come simboli i martiri di questa rivoluzione. Basti pensare a Termoli con i fratelli Brigida, “io mi sono appassionato a questa storia anche grazie a un testo teatrale scritto da mio nonno, proprio sui fratelli Brigida”. La rivoluzione del 1799 ha lasciato con quelle idee, con quelli scritti, con quella prima costituzione repubblicana, pensieri che parlano di democrazia, di equità, ma come disse Vincenzo Cuoco: “Tutto si può fare, la difficoltà è sola nel modo. Noi possiamo giungere col tempo a quelle idee… Tutto il segreto consiste in sapere donde si debba incominciare”. 

Aberta Zulli

Più informazioni su