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Corruzione nella sanità, per l’Istat l’Abruzzo primeggia

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ABRUZZO. La rilevazione è dovuta al fatto che l’Istat per la prima volta ha introdotto una serie di quesiti nell’indagine sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016 per studiare il fenomeno della corruzione.
Sempre secondo il report Istat, il 3,7% dei residenti fra 18 e 80 anni ha ricevuto offerte di denaro, favori o regali in cambio del voto alle elezioni amministrative, politiche o europee.
Tra i fenomeni particolari indicati dall’Istat, ma non formalmente classificabili come corruzione, c’è anche un 9,7% di famiglie a cui è stato chiesto di effettuare una visita a pagamento nello studio privato del medico prima di accedere al Servizio sanitario Nazionale.
La corruzione in sanità è più frequente in Abruzzo (4,7%) e in Campania (4,1%). A tale proposito la richiesta di effettuare una visita privata prima del trattamento nella struttura pubblica è elevata in Puglia (20,7%), Basilicata (18,5%), Sicilia (16,1%) e Lazio (14,4%). La richiesta di tangenti o favori in cambio di benefici assistenziali è invece sensibilmente superiore al dato medio nazionale (2,7%) in Molise (11,8%), Puglia (9,3%), Campania (8,8%) e Abruzzo (7,5%).
La regione con più tentativi di corruzione è il Lazio (con il 17,9% di famiglie coinvolte) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione.
L’indicatore complessivo di corruzione ha valori particolarmente elevati anche in Abruzzo e Puglia, rispettivamente 11,5% e 11%. Mentre la Basilicata e il Molise invece si collocano insieme ad alcune regioni del Nord meno colpite, come la provincia autonoma di Bolzano, il Piemonte e la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e le Marche.
Sul lavoro i casi di corruzione sono più segnalati nel Lazio (7,4%) e in Puglia (6,3%), seguono Liguria (4,2%), Sardegna (4,2%) e Basilicata (4,1%). Nel Lazio (5,7%) e in Puglia (4,8%) è presente la percentuale più alta di famiglie che hanno avuto richieste di denaro quando si sono rivolte a uffici pubblici (Comune, Provincia, Regione, aziende sanitarie locali, vigili del fuoco, ecc.).
Le famiglie che vivono nei centri dell’area metropolitana hanno ricevuto una richiesta di denaro o favori in cambio di servizi in proporzione quasi doppia rispetto a chi vive nei comuni più piccoli fino a 10 mila abitanti (rispettivamente 11,3% e 6%). Le percentuali sono elevate anche nei comuni delle periferie delle aree metropolitane (9,4%).
“Rispetto al quadro generale – spiega l’Istat – il panorama degli ultimi 3 anni è leggermente diverso. Il Sud detiene il primato di casi di corruzione, seguono il Centro e le Isole; tra le regioni emergono Abruzzo, Lazio e Puglia.
Negli ultimi 3 anni le famiglie che hanno avuto richieste di denaro o regali/favori in cambio di servizi è maggiore nei comuni delle periferie delle aree metropolitane con un sorpasso netto dei comuni centro delle aree stesse (4,1% le prime, 3,6% le secondo contro la media del 2,7%)”.
La contropartita più frequente è il denaro (60,3%), seguono il commercio di favori, nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), i regali (9,2%) e, in misura minore, altri favori (7,6%) o una prestazione sessuale (4,6%). La corruzione “corrompe” la stessa visione civile della società, anche attraverso un’ottica utilitarista e viene quindi giustificata: “tra le famiglie che hanno acconsentito a pagare, l’85,2% ritiene che sia stato utile per ottenere quanto desiderato”.

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