Concessioni balneari, gli ambientalisti: “Più spiagge libere e gare con criteri stringenti”

La lettera gio 09 maggio 2024

Altri Comuni “La percentuale di spiagge fortemente antropizzate per le concessioni affidate a privati è tra le più elevate del paese”

Attualità di La Redazione
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Concessioni balneari Abruzzo ©La Stampa
Concessioni balneari Abruzzo ©La Stampa

ABRUZZO . Otto associazioni ambientaliste hanno scritto a enti locali e nazionali e alle procure abruzzesi per chiedere con forza che la vicenda delle concessioni balneari ormai da considerarsi decadute evolva da un lato verso un numero maggiore di spiagge libere e dall'altro verso gare per l'assegnazione dei lidi rimanenti fondate su stringenti criteri ambientali.

“Stazione Ornitologica Abruzzese, LIPU, ALTURA, Forum H2O, Paliurus, Rewilding Apennines, Gruppo di Intervento Giuridico e Forum Ambientalista ricordano che in Abruzzo la percentuale di spiagge fortemente antropizzate a causa delle concessioni affidate a privati è tra le più elevate del paese, con scomparsa delle dune e di decine di specie animali e vegetali da ampi tratti di costa. 

Lo stesso Piano del Demanio Regionale del 2015 ammetteva tale condizione di stress ambientale e indirizzava verso una rinaturalizzazione almeno parziale della costa. Sono passati nove anni e tutto è rimasto sulla carta. Anzi, la condizione ambientale continua a peggiorare.

Dopo l'ennesima pronuncia del Consiglio di Stato che non ha fatto altro che ribadire quanto già stranoto a tutti gli addetti ai lavori e, cioè, che sono illegittime proroghe oltre il 2023 per l'assegnazione delle concessioni balneari senza gara, ad avviso delle associazioni ora si può percorrere una strada ancora più semplice, quella di non mettere a gara i tratti di spiaggia ma farli diventare spiagge libere come avviene in gran parte dei paesi europei.

Lì i tratti accessibili dai cittadini senza pagare coprono la stragrande parte della costa. Le residuali concessioni hanno strutture che vengono rimosse a fine stagione.

In questi paesi, ad esempio la vicina Francia, l'economia turistica è anche più sviluppata!

Questa soluzione avanzata dalle associazioni persegue anche un obiettivo di equità sociale, visto che tante persone non possono permettersi gli esosi servizi offerti oggi dai concessionari.

Da un punto di vista ambientale, sarebbe molto più semplice fare tornare in pochi anni, anche spontaneamente o con pochi interventi, quei sistemi dunali che aiuterebbero anche a proteggere l'arenile da un'erosione che diventerà sempre più incalzante con l'innalzamento del livello medio marino a causa della crisi climatica in atto.

Non si tratterebbe di lasciare queste spiagge incontrollate. Come accade appunto negli altri paesi sarebbe possibile sviluppare servizi di affitto ombrelloni ecc con strutture temporanee rimovibili a fine stagione all'ingresso delle spiagge (non sopra di esse), garantendo la sicurezza e sviluppando anche un'imprenditoria locale.

Per le residuali concessioni che andrebbero a gara, le associazioni chiedono che siano previsti nei bandi stringenti criteri ambientali al fine di consentire la formazione delle dune almeno nelle aree retrostanti gli ombreggi, permettendo anche in questo caso solo strutture realmente rimovibili e vietando l'uso di ombrelloni di plastica.

Le associazioni auspicano che le scelte delle amministrazioni ai vari livelli siano improntate ad una gestione concretamente equilibrata ed ecologicamente sostenibile della costa, che non può che avvenire con decisioni che seguano queste indicazioni.”

Così scrivono in una nota le associazioni Stazione Ornitologica Abruzzese, Lipu, Altura, Forum H2O, Paliurus, Rewilding Apennines, Gruppo di Intervento Giuridico e Forum Ambientalista a cui allegano la seguente Lettera:

Come è noto, nonostante i puntuali e preventivi richiami dell'Autorità Garante per la Concorrenza e le numerose e univoche sentenze dei massimi organi della Giustizia Amministrativa che imponevano la disapplicazione da parte dei funzionari delle norme interne che prevedevano proroghe alle concessioni marittime essendo queste in palese contrasto con le norme europee, diversi comuni abruzzesi hanno comunque disposto la proroga alla fine del 2024 (in alcuni casi anche al 2033) delle concessioni eludendo appunto l'applicazione delle norme comunitarie.

La recentissima sentenza del Consiglio di Stato 3940/2024 del 30/04/2024 non ha fatto altro che ribadire quanto già stranoto a tutti gli addetti ai lavori e, cioè, l'illegittimità delle proroghe oltre il 31/12/2023 e la necessità, qualora si voglia riassegnare le concessioni ormai irrimediabilmente scadute, di procedere tramite gara pubblica.

A tal proposito le associazioni scriventi, a parte la valutazione relativa alle eventuali conseguenze dell'operato dei funzionari e degli amministratori a vario titolo coinvolti nelle ulteriori proroghe illegittimamente concesse, vogliono evidenziare quanto segue.

L'Abruzzo è tra le regioni con la maggiore percentuale di costa sabbiosa con concessioni per stabilimenti balneari. In alcuni comuni addirittura si supera ampiamente il 60-70% di aree assegnate in concessione, cosa che ha comportato un'antropizzazione spinta dell'arenile con tanto di strutture in cemento armato e totale desertificazione delle spiagge con lavori con mezzi meccanici di ogni tipo.

Tale condizione ha palesemente pregiudicato la tutela del patrimonio naturalistico costiero, come dimostrato dall'elevatissimo numero di taxa sia di flora che di fauna di specie legate agli ambienti dunali in cattivo status di conservazione o addirittura estinte. Lo stesso ISPRA in diversi documenti tecnici ha accertato il gravissimo stato di stress ambientale a cui sono sottoposti gli ambienti costieri del paese.

Lo stesso Piano del Demanio Marittimo regionale del 2005, con i relativi procedimenti V.Inc.A. e V.A.S. e le conseguenti prescrizioni, ammette tale condizione di estrema sofferenza degli habitat costieri indirizzando, almeno sulla carta, verso interventi di rinaturalizzazione e restauro ambientale tutti in larga parte puntualmente disattesi dalle amministrazioni ad ogni livello.

In tal senso, ad avviso delle Associazioni oltre alle gare esiste un'alternativa assolutamente da perseguire e, cioè, dare seguito alle indicazioni del Piano regionale non mettendo a gara parte delle concessioni ma facendo tornare una consistente porzione di queste a spiaggia libera, da gestire con metodi a basso impatto ambientale.

Tale proposta non è da considerare come un ritorno ad un uso incontrollato del litorale; si tratterebbe solo di ripetere quanto già accade nella maggior parte delle nazioni europee dove le spiagge libere sono attrezzate per l’accesso (con fermate di mezzi pubblici; collegamenti con navette da questi se distanti; sosta per auto, sono a pagamento per disincentivarne l’uso spostando verso mezzi di trasporto collettivi a basso impatto ambientale o ecologici), accessi e percorsi ciclabili e pedonali e punti di accoglienza stagionali realizzati a ridosso (e non sopra) le spiagge dove agli utenti vengono forniti servizi compreso l’affitto di ombrelloni e lettini.

Una simile forma di fruizione permetterebbe sia lo sviluppo di iniziative imprenditoriali locali (senza la privatizzazione ed occupazione stabile del demanio marittimo) che la tutela degli ambienti naturali costieri residui. Tra l'altro questa opzione avrebbe enormi ricadute positive sia dal punto di vista dell'equità sociale, visto che tantissime persone non hanno redditi tali da potersi permettere di pagare gli esosi servizi attualmente resi dagli operatori del settore, sia dal punto di vista del turismo stesso, considerato che grandi paesi dove esistono pochissime concessioni (vedi Francia), con vaste aree di litorale con dune e vegetazione psammofila, sono mete turistiche più performanti del nostro paese.

Infine, per i tratti da dare in concessione tramite gara, che dovrebbero essere residuali, si dovrebbero considerare tra i parametri per la selezione degli operatori rigidi indicatori per la parziale rinaturalizzazione dell'arenile, come, a mero titolo di esempio, la ricostruzione di lembi dunali nei tratti retrostanti gli ombreggi (tra questi e le strade/ciclabili litoranee) e l'utilizzo di materiali appropriati a basso impatto ambientale sia per le strutture, che devono essere realmente rimovibili, sia per gli ombreggi (vedi la drammatica tematica dell'uso della rafia sintetica in plastica estesamente e irresponsabilmente usata da tantissimi operatori abruzzesi).

Non sfuggirà che l'attuale pesante e totalmente insostenibile utilizzo del demanio marittimo ha gravemente esacerbato i fenomeni di erosione costiera che hanno comportato e comporteranno una spesa pubblica di decine di milioni di euro che la rinaturalizzazione farebbe almeno in parte risparmiare, anche nella prospettiva delle criticità poste dall'innalzamento del livello marino determinato dalla crisi climatica.

Anche in questo senso gli obbligatori interventi di mitigazione dei rischi del cambiamento climatico impongono scelte coerenti di gestione del demanio marittimo, diminuendo la pressione antropica su questi ambienti "di transizione", come richiesto anche in questo caso dalle norme comunitarie e dagli accordi internazionali. Le associazioni scriventi, auspicando che le scelte delle amministrazioni ai vari livelli siano improntate ad una gestione concretamente equilibrata ed ecologicamente sostenibile, che non può che avvenire con decisioni che seguano le indicazioni sopra esposte, rimangono a disposizione per qualsiasi ulteriore approfondimento.

Cordiali saluti”

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