Le radici della violenza di matrice razzista in America nella rubrica di Michele Fina

Flash News
lunedì 01 marzo 2021
di La Redazione
Le radici della violenza di matrice razzista in America nella rubrica di Michele Fina
Le radici della violenza di matrice razzista in America nella rubrica di Michele Fina © Vastoweb

ABRUZZO. Le radici della violenza di matrice razzista, in particolare da parte della polizia, e dei movimenti di risposta negli Stati Uniti: se ne è parlato nel 48esimo incontro di “Un libro, il dialogo, la politica”, la rubrica in diretta Facebook curata da Michele Fina. Si è partiti da “Il ginocchio sul collo. L’America, il razzismo, la violenza tra presente, storia e immaginari” (Donzelli), scritto da Sandro Portelli, professore ordinario all’Università La Sapienza.

Fina ha introdotto il dialogo con l’autore presentando il libro, definendolo “non solo una storia sociale e politica e una cronaca del razzismo in America e dei movimenti di risposta: ci sono molti riferimenti storici e all’immaginario collettivo. E’ particolarmente indicato per capire le ragioni alla base di fatti come l’omicidio di George Floyd nel maggio dello scorso anno, e della nascita del movimento Black Lives Matter. Spesso leggiamo luoghi comuni e resoconti superficiali”.

Portelli ha ricordato che “negli Stati Uniti le uccisioni della polizia sono ogni anno centinaia e colpiscono in modo particolare gli afroamericani e in generale le minoranze, ma anche bianchi, tendenzialmente non ricchi. E’ evidente la componente di classe. In America l’uso sistematico delle armi contro qualunque corpo fuori posto ha a che fare con il razzismo incarnato da secoli e alimentato in alcune istituzioni. Al fondo di ogni razzismo c’è l’idea della purezza, dell’omogeneità. La stessa presenza degli afroamericani è una violazione e l’idea che i neri e le minoranze non siano veramente cittadini è una molla che spinge alla violenza, alla guerra”.

L’autore ha messo in fila una serie di elementi che rafforzano negli Stati Uniti il forte legame tra violenza e razzismo nelle azioni delle forze dell’ordine: il fatto che la polizia sia di pertinenza delle amministrazioni locali che ne determina un rapporto più immediato con la politica e la percezione della protesta come nemico; la grande diffusione delle armi che porta a pensare che qualunque individuo sia armato e quindi a reagire; la distinzione più labile tra reati e contravvenzioni che finisce con il colpire i poveri; il peculiare elemento culturale della costruzione della democrazia con l’esclusione di donne, neri e nativi, che causa preoccupazione nei “maschi bianchi”.

 Tra le questioni avanzate da Fina il ruolo, effettivo o no, di avanzamento culturale costituito dai momenti distinti dell’elezione di Obama alla Presidenza e di Kamala Harris alla Vicepresidenza. Per Portelli “la scelta di Kamala Harris è fatta dall’irruzione nella storia delle masse afroamericane e prima del movimento delle donne, altrimenti a nessuno sarebbe venuto in mente di cercarla. In Italia siamo più indietro, se non altro perché George Floyd era cittadino americano. Lì vige lo ius soli”. Per quanto riguarda Obama si tratta “sì di una grande conquista, ma il suo ruolo in questo ambito è stato limitato perché era percepito come settario. E’ mancato un movimento che lo sostenesse”. 

Il video del dialogo è disponibile qui: https://www.facebook.com/michelefina78/videos/140359467956837/