"Assumete le migliaia di medici e infermieri che aspettano di poter lavorare"

"Non è possibile che un oss che lavora per una cooperativa, lavori, in questa fase di emergenza per 900 euro al mese"

Lettere al direttore
Vasto sabato 21 marzo 2020
di La Redazione
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Infermieri e medici
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VASTO. "Ad oggi che sto scrivendo i contagiati da Coronavirus nel nostro paese sono oltre 33mila e i decessi oltre 3 mila, numeri destinati a crescere e questo ci deve fare riflettere tutti.

Vorrei invitarvi tutti, ma proprio tutti per un attimo a mettervi seduti e provare a chiudere gli occhi e pensare a noi infermieri, agli oss, ai medici, alle addette alle pulizie, agli equipaggi del 118, ai terapisti, tecnici e a tutti gli operatori della sanità che in questi giorni di emergenza, giorni difficili per tutti, stiamo in corsia e ci troviamo a fronteggiare un nemico invisibile. In questi giorni ogni volta che usciamo da casa salutiamo i nostri figli con un groppo in gola e poi, subito in macchina ci rechiamo a lavoro chi negli ospedali, chi nelle case di cura, case di riposo, centri di riabilitazione, insomma in tutte le strutture pubbliche e private e sociosanitarie.

Siamo lavoratori in prima linea che ci prendiamo cura delle persone e delle loro sofferenze, c'è chi ha i presidi idonei chi lo fa senza le dovute precauzioni e informazioni.

Quello che mi preme evidenziare e su cui vorrei farvi riflettere e' come nel settore della sanità la maggioranza degli infermieri, oss, addette alle pulizie, etc. sono spesso professioniste, lavoratrici, donne con figli piccoli che rischiano di avviare una catena di contagio all'interno delle loro famiglie e di come si trovino a fronteggiare l'emergenza anche con la scarsità di dispositivi di Protezione individuali, che a quanto apprendiamo dai media, in tanti casi sono scarsi e inadeguati e cio comporta rischi di conseguenze drammatiche per tutti gli operatori della sanità nei reparti ospedalieri.

Vi invito a riflettere su come noi operatori sanitari, fronteggiamo il virus con scarsità di mascherine, guanti e camici, problema che può mettere in pericolo, non solo la sicurezza dei singoli operatori, ma anche gli standard di sicurezza e protezione dal contagio nelle stesse strutture sanitarie pubbliche e private, basta leggere le notizie di questi giorni dove in alcune case di cura si è sviluppata una catena di contagio che ha interessato la maggioranza degli ospiti. In queste settimane i sindacati tutti hanno diffidato i manager delle ASL, i Presidenti di Regione, gli assessori alla sanità fino ad arrivare ai direttori sanitari affinché provvedano a reperire i dispositivi individuali di protezione, ma soprattutto l'invito è quello di adottare una norma che uniformi il trattamento tra lavoratori diretti e lavoratori in appalto in cooperativa, con agenzia, etc. anche quando si tratta di effettuare tamponi e segnalazioni, ed è necessario un’adeguata informazione e formazione delle lavoratrici e lavoratori degli appalti delle pulizie sulle misure e i protocolli atti ad evitare la diffusione e il contagio da COVID-19, uniformare in questa fase anche le modalità del lavaggio delle divise, affinche' siano le lavanderie degli ospedali e delle strutture sanitarie a lavare anche le divise dei dipendenti degli appalti.

E poi ci auspichiamo che i committenti e le cooperative trovino un intesa sulla dotazione a tutti i lavoratori dei DPI previsti e adottino tutte le iniziative necessarie per mettere in sicurezza i lavoratori degli appalti anche con trattamenti economici omogenei tra dipendenti diretti e indiretti.

Non è possibile che un oss che lavora per una cooperativa, lavori, in questa fase di emergenza per 900 euro al mese, cosi come non è possibile che un addetta alle pulizie lavori e pulisca le stanze dei pazienti positivi al covid 19 per 500 euro al mese, e non è possibile che gli-infermieri di cooperativa lavorino per 1100/1200 euro al mese. E non è possibile che ci sia tutto il settore della sanità privata che lavora con organici ridotti e il contratto scaduto da 12 anni.

E non è possibile che si assuma per sei mesi, un anno infermieri in un ospedale e poi una volta passata la crisi, tutti a casa. Basta è necessario trovare delle modalità uniformi su tutto il territorio non solo per stabilizzare il personale precario, ma soprattutto bisogna stabilire le piante organiche e i carichi di lavoro in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e questo deve valere nel pubblico e nel privato fino ad arrivare alle Rsa dove a volte abbiamo un infermiere per trenta ospiti oppure nei centri psichiatrici un solo infermiere nei turni di notte per oltre trenta pazienti, etc.

Non è possibile sentire proposte del tipo assunzioni di medici e infermieri in pensione. Basta assumete le migliaia di infermieri oss e medici che aspettano di poter lavorare negli ospedali. Inoltre chiedo che la retribuzione del personale della sanita pubblica e privata venga rivista in quanto non è possibile morire in ospedale per 1500 euro al mese.

Daniele Leone, coordinatore regionale della CGIL Fp Sanità Privata