Empatia: l'antidoto contro l'indifferenza, ecco come coltivarla

“Assicurare a chiunque inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione”

venerdì 04 dicembre 2020
di La Redazione
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Mani che si stringono
Mani che si stringono © Stefano Centonze

VASTO. «Il livello di civiltà di un popolo si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione», questa la dichiarazione del Presidente Mattarella nella giornata internazionale della disabilità. Per assicurare “diritti e partecipazione” bisogna necessariamente trovarsi nella condizione di chi è “diversamente abile”? Per comprendere questa condizione cosa sarebbe saggio fare? Walt Whitman, scrittore americano disse: “Io non chiedo al ferito come si senta, io divento il ferito”.

Questa affermazione ci fa comprendere chiaramente la necessità di ricordare che ognuno di noi potrebbe un giorno dover combattere contro situazioni che potrebbero cambiare interamente la nostra esistenza. Cosa possiamo fare oggi per dimostrare questa “partecipazione”? Non solo nei confronti di chi è diversamente abile ma anche nei riguardi di tutti gli esseri umani? Una parola molto conosciuta soprattutto tra gli operatori sanitari è: l’empatia.

Cos’è l’empatia? E’ la “capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni di un altro in una determinata situazione”. (Zingarelli) È stata anche definita la capacità di mettersi nei panni degli altri. Perciò l’empatia richiede innanzi tutto che si comprenda la situazione dell’altra persona e poi che si partecipi ai sentimenti che tale situazione produce in lei.

L’empatia è un’arte, un’eccezionale capacità geneticamente programmata nel nostro cervello con cui ci sintonizziamo con i sentimenti e le intenzioni altrui. Tuttavia, ed ecco che si presentano i problemi, non tutti riescono ad accendere quella lanterna che illumina questo processo di immedesimarsi negli altri e adoperarsi prontamente per migliorare la loro condizione, la qualità della loro vita nella quotidianità. Per riuscirci dobbiamo in determinati momenti accantonare il nostro mondo emotivo e le nostre cognizioni per essere più ricettivi nei confronti degli altri. Al giorno d’oggi la vita ha così tanti stimoli e distrazioni per i giovani e i meno giovani da aver smesso tutti di essere pienamente consapevoli del momento presente e persino della persona che abbiamo davanti a noi. La gente è più attenta ai suoi dispositivi elettronici che ai sentimenti altrui, e questo è un problema su cui dobbiamo riflettere.

La persona empaticamente abile è in grado di mettersi nei panni degli altri, sa sempre come stare loro vicino senza ferirli e senza agire come uno specchio che ne riflette e ne amplifica la sofferenza.Perché a volte non è sufficiente capire: bisogna anche saper agire!Ci sono vari modi per dimostrare la propria vicinanza a qualcuno: uno sguardo, un gesto gentile, una frase. Chi riesce a provare empatia nei confronti di un’altra persona lo rivela, essenzialmente, facendole percepire comprensione e affetto, annullando quel senso di solitudine che a volte sperimentiamo nei periodi difficili. Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. “Troppo spesso sottovalutiamo il potere di un tocco, un sorriso, una parola gentile, un orecchio che ascolta, un complimento onesto, o il più piccolo atto di cura, i quali hanno il potenziale per trasformare una vita intorno” (Leo Buscaglia). Avere verso gli altri i medesimi sentimenti che avremmo verso noi stessi ci aiuterà a sviluppare l’empatia. Non convenite che sarebbe praticamente impossibile amare il prossimo come se stessi se non ci si mettesse nei suoi panni?

A questo punto sorge una domanda: Come coltivare l’empatia?

Ci sono tre modi principali in cui possiamo affinare la nostra sensibilità per i bisogni e i sentimenti altrui: ascoltando, osservando e immedesimandoci negli altri. Ascoltando attentamente veniamo a conoscenza dei problemi che gli altri affrontano. E più ascoltiamo attentamente, più è probabile che essi ci aprano il cuore e ci rivelino i loro sentimenti. Non tutti ci diranno apertamente ciò che provano o ciò che stanno attraversando.

Un osservatore acuto, però, noterà quando una persona sembra depressa, quando un adolescente si chiude in se stesso o quando una persona a te vicina sta perdendo la gioia di vivere. Il modo migliore per sviluppare empatia è quello di chiedersi: ‘Se mi trovassi in tale situazione, come mi sentirei? Come reagirei? Di che cosa avrei bisogno?’ Spesso è più facile giudicare gli altri che capirne i sentimenti. Tuttavia se ci sforziamo realmente di immaginare la sofferenza di una persona afflitta, questo ci aiuterà a provare compassione per lei invece di condannarla.

Forse a motivo del nostro carattere non brilliamo per empatia, ma possiamo coltivare la capacità di condividere i sentimenti altrui. Se ascoltiamo con più attenzione, se osserviamo con più acutezza e se ci immedesimiamo di più negli altri, la nostra empatia crescerà. Allora ci sentiremo spinti a mostrare più amore, bontà, compassione e generosità verso tutti senza pregiudizi. Non permettiamo mai che l’egoismo soffochi l’empatia. L’empatia ci darà la forza di essere persone migliori. Soprattutto, ci aiuterà a scoprire che “c’è più felicità nel dare che nel ricevere”. Solo allora riusciremo ad assicurare a chiunque inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione”.

Savino Sarno