Marco Melandri: "Dopo una lunga carriera in moto adesso mi dedico alle corse in bici"

"Nella MotoGP degli ultimi anni si è sviluppato un tifo calcistico, diverso dal clima che c'è in Superbike"

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sabato 16 maggio 2020
di Christian Dursi
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Marco Melandri e Giovanni Annese
Marco Melandri e Giovanni Annese © Vastoweb

VASTO. In questa nuova puntata di "Due chiacchiere con..." Giovanni Annese ha intervistato il campione del motociclismo Marco Melandri. Da poco ritiratosi dall'attività agonistica, il ravennate classe 1982 vanta una lunga e fruttuosa carriera tra motomondiale e Superbike culminata con la vittoria del campionato del mondo della Classe 250 nel 2002. Negli ultimi tempi il motociclista ha riscoperto anche la passione per la bici tanto da decidere di prendere parte ad alcune importanti competizioni riservate alle mountain bike elettriche.

Dove stai trascorrendo questo periodo?

Pur essendo romagnolo vivo a Pinzolo, in Trentino-Alto Adige, da due anni. Alla fine è stata una fortuna trovarmi qui in questo momento perché sono in mezzo al verde”.

Quando è nata la tua passione per le moto?

È nata da subito nel senso che mio padre era appassionato di moto e mi ha trasferito la sua passione. Sono stato sicuramente più fortunato di lui”.

Da bambino quale era il tuo idolo?

“A dire il vero stimavo tutti i piloti. Durante una gara sia che vedessi il primo o l’ultimo per me era un eroe. C’era Loris Capirossi agli inizi della sua carriera, Cadalora, Gresini, ognuno aveva le sue caratteristiche per essere un idolo”.

Con chi hai legato di più durante la tua carriera?

Il motociclismo è uno sport strano perché, almeno fino a qualche anno fa, in pista si battagliava, ma tra piloti si era comunque amici. Negli anni, con l’avvento del business, si è lavorato molto sul fatto che i protagonisti di questo sport non fossero amici perché fa più notizia vedere due piloti litigare piuttosto che darsi la mano. Io sono stato fortunato ad aver vissuto gli anni buoni perché adesso vivere nel paddock è difficile: ogni cosa detta può essere riutilizzata per cercare di pestare i piedi a qualcuno”.

Quale è la gara che ti è rimasta più impressa?

“Fortunatamente ho un sacco di bei ricordi. Ho vinto tante gare, ma ho anche visto sfumare qualche titolo mondiale, pur avendone vinto uno. La prima gara, quando avevo quindici anni, non la scorderò mai perché mi sono trovato nel mondo che amavo, che ammiravo senza rendermene conto. In poche gare mi sono ritrovato a vincerne una. Per me era un sogno. Ricordo ovviamente la gara vinta in Australia per sette millesimi che mi ha consegnato il titolo mondiale in Classe 250. È stata un’emozione incredibile. Vincere in MotoGP è stata poi la coronazione di un sogno così come in seguito ottenere dei successi in Superbike”.

Quali sono le differenze principali tra MotoGP e Superbike?

La Superbike è una moto «di serie», preparata e adattata per andare in pista mentre la MotoGP è un prototipo, tecnologicamente studiato da zero. In realtà in pista le differenze non sono enormi: indubbiamente la MotoGP è considerata la regina, però ho vissuto anni in Superbike dove ci sono state lotte incredibili per la vittoria del titolo e quindi la sua visibilità era cresciuta tantissimo. Tra l'altro la Superbike è seguita soprattutto da un pubblico che viene a vederti correre con la moto che ha nel proprio garage. Negli ultimi anni invece in MotoGP si è andati verso un tifo calcistico, non prettamente motociclistico”.

Come mai hai deciso di fermarti?

Ero giunto al ventiduesimo anno di professionismo. Era tantissimo tempo che giravo il mondo e in questo ambiente le pressioni sono sempre tante. Negli ultimi dieci anni ho vissuto qualche difficoltà perché mi sono spesso trovato nel posto giusto, ma nel momento sbagliato e quindi sono stato costretto a cambiare squadra e moto e ripartire da zero. Ho guardato la mia carta d’identità e ho deciso di pensare a nuovi progetti senza paura”.

Quale è stata la tua prima moto?

Una Malaguti Grizzly 50 da cross che ebbi a quattro anni ma che purtroppo non ho più perché a quell’epoca dovevo vendere la moto che possedevo per riuscire a comprarne un’altra”.

Quale è la prima cosa che farai quando si tornerà alla normalità?

Sono abbastanza fortunato perché, potendo uscire in bici, mi godo la natura. Di sicuro tornerò in Romagna a salutare la famiglia e a mangiare un po’ di cappelletti”.

Un consiglio che daresti a un ragazzo che vorrebbe intraprendere la carriera nel mondo del motociclismo?

Il consiglio che cerco di trasmettere è di farlo con l’idea di fare del proprio meglio ma divertendosi. Bisogna fare tanti sacrifici e cercare di apprezzare anche i momenti difficili come gli infortuni e i risultati che non arrivano, e guardare sempre in positivo. E soprattutto scegliere sempre con la propria testa”.

Pensi a un possibile ritorno?

La voglia c’è sempre perché correre in moto è stata tutta la mia vita, però ho preso la decisione di smettere e quando compio una scelta difficilmente torno indietro. Tra l'altro adesso corro ancora, seppur solo in bici”.

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