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Luca, giovane vastese, ricercatore di fisica, andrà al Cern di Ginevra

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VASTO – Accanto ai dati preoccupanti sulla disoccupazione nel Vastese, nell’ambito dell’inchiesta sul lavoro vi proponiamo anche storie di persone che ce l’hanno fatta a sfondare nel loro campo. Eccone una.

Luca Perrozzi è un giovanissimo vastese doc (il cognome la dice lunga), che ha intrapreso un percorso di studi che l’ha portato a svolgere un dottorato di ricerca in cui sta partecipando ad un esperimento al famosissimo CERN di Ginevra. Venerdì 7 maggio sarà tra i protagonisti della mattinata di studi al Liceo Scientifico (di cui è ex allievo), nell’ambito del Festival della Scienza. L’abbiamo intervistato per vastoweb.com.

Dove nasce la passione per la fisica e come l’hai portata avanti negli anni della scuola?
Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia piena di stimoli scientifico-matematici, a cominciare da mio padre che ha una spiccata propensione per i calcoli a mente ed i numeri in generale (ho imparato molto presto che il casello autostradale di Vasto Nord è sito al Km 436) e da mio cugino Francesco, da sempre appassionato di atomi ed universo. La scintilla vera e propria per la fisica delle particelle è scoccata leggendo un libro divulgativo di Leon Lederman intitolato La particella di Dio. Mi ha aperto gli occhi sul metodo scientifico quale approccio di indagine della natura, una sorta di viaggio continuo alla ricerca della verità mossa dal desiderio innato dell’uomo di capire i segreti più intimi del mondo che ci circonda, senza secondi fini. Un altro tassello importante è stato sicuramente l’incontro con il Jilani Khaldi, fisico di origine tunisina trapiantato a Vasto, con il quale ho avuto modo di confrontarmi durante l’ultimo anno di liceo e con il quale ho avuto modo di fare lunghe chiacchierate scientifico-filosofiche che hanno ulteriormente rafforzato in me il desiderio di studiare fisica.

Come si è sviluppata la tua esperienza universitaria?
Mi sono avvicinato a Pisa sia perché volevo sostenere il concorso presso la Scuola Normale sia perché ci aveva studiato mio padre ed i suoi racconti goliardici mi avevano affascinato; il concorso è andato male, ma sono rimasto profondamente colpito dagli stimoli che quell’esperienza mi ha lasciato, dal livello competitivo e dalle opportunità di apprendimento che mi ha prospettato. Andare a Pisa è stata una scelta che mi ha cambiato la vita perché mi sono ritrovato d’improvviso da solo, ad 8 ore di viaggio da casa, a dover fare i conti con la mia incostanza. All’inizio ho avuto non poche difficoltà e ho dovuto fare alcune scelte difficili per concentrarmi solo sullo studio. Ho conosciuto poi un gruppo di amici con i quali ho potuto condividere momenti unici all’insegna della goliardia (senza dimenticare lo studio!) e le cose sono andate per il verso giusto.

Di cosa si occupa un ricercatore di fisica?
Durante la tesi ho partecipato all’esperimento MEG sito presso l’istituto PSI di Zurigo; attualmente sto svolgendo il dottorato di ricerca presso l’Università di Padova, sono associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e partecipo all’esperimento CMS presso il CERN di Ginevra (mai sentito parlare della possibile creazione di buchi neri? Proprio lì!). Al di là della lista di parole e sigle pompose probabilmente incomprensibili ai più, gli esperimenti di fisica delle particelle mirano a capire meglio le interazioni tra i costituenti fondamentali della Natura, che si comportano in maniera molto diversa da ciò che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni; per fare questo è necessario disporre di acceleratori molto potenti e rivelatori giganteschi. L’interesse primario di questi esperimenti è di tipo speculativo, essi servono a creare conoscenza; molte delle tecnologie sviluppate nella loro realizzazione trovano però  largo impiego nella vita di tutti i giorni (internet, computer, componenti elettronici in generale).

Come è cambiato il tuo rapporto con Vasto in questi anni?
Con Vasto nutro un rapporto di amore e odio. Sono indissolubilmente legato ad essa per via della mia famiglia, dei luoghi e delle persone che mi hanno accompagnato durante la mia infanzia e adolescenza. Andare via è stato però una specie di bisogno, un modo per cercare nuovi stimoli e cominciare a farsi strada da solo. Con il tempo ho imparato ad apprezzare pregi e difetti di questa città ed ho cominciato a vivere la lontananza come una cosa tutto sommato normale: ho scelto di seguire la mia passione e sapevo dall’inizio che mi avrebbe portato lontano (tra qualche mese mi trasferirò in Svizzera). Una delle cose belle del mio lavoro è la possibilità di viaggiare continuamente, mi piace sentirmi cittadino del mondo; anche e soprattutto per questo col tempo ho sempre meno occasioni di tornare a Vasto per lunghi periodi, ma forse è l’unico posto dove posso dire di sentirmi davvero a casa.

Giuseppe Ritucci

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