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Morte del piccolo Paolo Alinovi, sit-in di protesta davanti all'ospedale

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VASTO – Verità e giustizia. E’ la frase che un gruppo di ciclisti partiti in mattinata da Vasto per giungere a Pescara ha fatto stampare vicino alla foto del piccolo Paolo Alinovi. Ognuno portava un volntino sul petto, attaccato sopra la divisa. Stamani, nel capoluogo adriatico, il sit-in per chiedere che sia fatta chiarezza sulla morte del bimbo, avvenuta il 29 luglio 2009 all’ospedale Santo Spirito di Pescara. I genitori, Mario Alinovi e Barbara Maragna, da tempo chiedono giustizia.

Il racconto della madre in tv. Nelle scorse settimane, della vicenda si è occupato Pomeriggio Cinque, il programma condotto da Barbara D’Urdo su Canale 5. “Il 6 maggio 2009 – ha raccontato Barbara Maragna, la madre – il bimbo è nato a Vasto. Aveva dei piccoli problemi respiratori. All’ospedale di Pescara”, a seguito di alcuni accertamenti, “gli è stato riscontrato un megacolon, una occlusione intestinale, che i medici hanno definito meno di un’appendicite”. In estate un nuovo controllo. “Torniamo a Pescara e il medico mi dice che il bimbo è cresciuto e si può operare. Rimango perplessa perché l’intervento era previsto a fine anno. Il ricovero avviene il 26 luglio, il 28 l’operazione. Mi dicono che durerà due ore e mezza. Ma il bimbo entra in sala operatoria alle 8.30 ed esce alle 17.45, dopo 9 ore e un quarto”. Ma prima era accaduto altro: “Alle 15 – racconta Barbara – esce il medico dicendo che il bambino sta bene. Subito dopo, però, tre infermieri lo invitano a rientrare. Poi un altro dottore dice che al bimbo è stato applicato un catetere per alimentarlo. Quando Paolo esce dalla sala operatoria, non lo portano in rianimazione, ma in reparto, sostenendo che sta bene e non ce n’è bisogno”. Ma le condizioni, col trascorrere delle ore, peggiorano, “smette di urinare” e, a un certo punto, “esce il sangue”. La donna chiede più volte l’intervento dei sanitari e racconta di essere stata sempre rassicurata. Fino a quando, “dopo tre arresti cardiaci, il bambino muore”. Papà Mario, per chiedere giustizia ha compiuto “un gesto molto forte: mi sono incatenato davanti all’ospedale”. “Chi sbaglia deve pagare”, ha scandito la madre di Paolo.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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