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Droga sequestrata nella villa,la difesa studia le contromosse

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VASTO – “Di sicuro presenteremo ricorso al Tribunale del riesame”, annunciano Raffaele Giacomucci e Giovanni Cerella, gli avvocati dei coniugi rom arrestati a Vasto il 14 luglio scorso perché nella villa di località Incoronata avevano 10 chili di droga. L’abitazione, del valore di un milione 200mila euro, è stata sottoposta a sequestro preventivo: è il primo passo della procedura di confisca, prevista dalla normativa antimafia che riguarda anche i reati in materia di stupefacenti. La difesa studia le contromosse. “Di sicuro – spiega Cerella – presenteremo istanza di dissequestro al Tribunale del riesame. Riteniamo possano esserci margini per l’accoglimento della nostra richiesta, perché la villa non è di proprietà dei nostri due assistiti e questo potrebbe non giustificare una procedura di confisca”.

Ieri. Era già accaduto per una pizzeria sulla loggia Amblingh. Ora è la villa di località Incoronata in cui sono stati trovati 10 chili di droga a finire nel mirino della magistratura vastese, che ha avviato le procedute per la confisca. Il primo passo verso l’applicazione per la seconda volta in città della normativa antimafia prevista dalla legge 356 del 1992 e applicabile anche ai procedimenti penali in materia di sostanze stupefacenti è stato compiuto con il sequestro preventivo richiesto dal procuratore della Repubblica, Francesco Prete, e accordato dal Gip del Tribunale di Vasto, Caterina Salusti. I sigilli sono stati apposti all’edificio di via dei Bontempi, dove carabinieri e finanzieri hanno eseguito “indagini di due livelli, giudiziario e patrimoniale”, spiega il colonnello Paolo D’Amata, comandante provinciale delle fiamme gialle, nella conferenza tenuta nella caserma Rosati di via Santa Lucia insieme al capitano della finanza di Vasto, Luigi Mennitti, e al capitano dei carabinieri, Giuseppe Loschiavo. E’ la casa in cui il 14 luglio scorso sono stati arrestati Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella, di 36 e 34 anni, accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento del blitz dei carabinieri, in casa c’erano 10 chili di sostanze illecite: 7 chili e mezzo di eroina e 2 e mezzo di cocaina, del valore stimato di 150mila euro, che sarebbe cresciuto una volta immesso lo stupefacente sul mercato illegale. Le indagini erano partite seguendo i movimenti di alcuni spacciatori pescaresi ed erano arrivate fino alla periferia settentrionale di Vasto. Nei confronti dei due coniugi aveva già indagato nel 2005 la Guardia di finanza di Milano per questioni legate a traffici di cocaina dall’Albania. “La donna – racconta Mennitti – fu condannata, mentre il marito assolto con formula dubitativa”. “Erano – afferma D’Amata – persone che dichiaravano zero al fisco e vivevano in una villa da un milione e 200mila euro” con 8 stanze da letto, ognuna dotata di servizi igienici. Inoltre, “avevano la residenza anagrafica – aggiunge Mennitti – in una casa popolare di Punta Penna, che è invece disabitata e ora tornerà nella disponibilità dell’Ater”, l’ente che gestisce l’edilizia residenziale pubblica. “Il sequestro preventivo – aggiunge l’ufficiale – è prodromico alla confisca e alla destinazione al patrimonio dello Stato o, comunque, a finalità pubbliche”. I genitori della donna, “anche loro rom e privi di redditi”, avevano acquistato il terreno e delegato il genero di occuparsi della costruzione della villa, sulla cui destinazione deciderà, se la procedura andrà a buon fine, un’apposita “agenzia per la gestione dei patrimoni confiscati, che è stata costituita di recente a Reggio Calabria”, annuncia Prete.  

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