vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

"Luoghi & luoghi comuni": la vecchia storia delle "palle" del Carmine

Più informazioni su

VASTO – La seconda puntata di Luoghi & Luoghi comuni, la rubrica con cui Vastoweb festeggia a modo suo i 300 anni del titolo di città, ci porta nel cuore di Vasto per raccontate una storiella popolare quasi dimenticata. Quella delle “palle” del Carmine. Nessun significato sblasfemo. Solo un detto popolare dei tempi che furono. Uno dei luoghi comuni in cui ci conduce idealmente Francescopaolo D’Adamo, curatore di questa rubrica.

Sulla chiesa del Carmine di Vasto esiste una ricca documentazione storica. Da carteggi conservati anche all’interno della chiesa stessa si sa anche che fedelissima frequentatrice e benefattrice del tempio fu la Marchesa Ippolita d’Avalos, ormai vedova del famoso Cesare Michelangelo, la quale si fece costruire una abitazione adiacente al largo che prende il nome da questa chiesa (Largo del Carmine). Quella bella costruzione che ancora viene denominata dai “vastaroli” Palazzo Cardone.
Non tutti sanno però che la gradinata di accesso alla chiesa è un rifacimento di fine Ottocento. La scala di accesso infatti, ora composta da due rampe, era in origine formata da una unica, ripida rampa. Sulla balaustra di protezione però, sia nel primo progetto che nel secondo erano presenti elementi caratteristici: le famose “palle”. Sono questi, elementi decorativi in laterizio, di forma sferica, tipici dell’architettura del periodo in cui la chiesa fu progettata.
Una balaustra dello stesso disegno e ornata da questi stessi elementi era stata progettata a protezione anche di una scala, mai realizzata, che doveva permettere un accesso secondario sul fianco della chiesa Concattedrale intitolata a San Giuseppe, in luogo della demolita cappella dell’Addolorata.

Le “palle” del Carmine trovano spazio nella memoria popolare e in molti aneddoti riportati nelle commedie dialettali. Famoso quello di una madre che ordina al figlio appena sveglio: “Vatte a llavà la facce, ca ti le scachezze all’ucchiè, grusse gne li palle di lu Carmine!”. ( Traduzione: Vatti a lavare la faccia, perché hai le “palline di cispa” sugli occhi, grandi come le palle poste sulla balaustra della chiesa del Carmine).

P.S. Cispa: sostanza viscosa che si rapprende sul bordo delle palpebre spec. durante il sonno, prodotta dalla condensazione del sebo di ghiandole presenti nelle palpebre stesse.

Francescopaolo D’Adamo

Più informazioni su