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Lapenna: "Primarie? Se sono di tutti, ma gli altri partiti non le vogliono"

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VASTO – “Se si devono fare, bisogna che siano primarie serie. Non una partita all’interno del Pd”. Luciano Lapenna apre uno spiraglio alle pre-elezioni con cui metà Partito democratico vorrebbe scegliere il candidato sindaco per le comunali del prossimo anno. Ma poi quel varco che aveva appena aperto è lui stesso a restringerlo di molto: “Gli altri partiti della coalizione non le rivendicano”.

Il sindaco di Vasto commenta per la prima volta l’assemblea di domenica scorsa, quando nel Pd sono venuti allo scoperto i sostenitori delle primarie. “Siamo 144, oltre la metà dei 270 iscritti”, dice un autorevole primarista della prima ora. Ma nel partito c’è tuttora la componente lapenniana. Nel dibattito nella sala Di Vittorio, a rappresentarla sono stati Giancarlo Spadaccini e, tra le righe del suo discorso, anche il più giovane dei presenti, Antonio Del Casale.

Fermo restando che continua a pensare alle primarie come uno strumento per mettere in discussione la sua leadership e uno strumento capace di generare spaccature profonde, Lapenna comincia a prendere in considerazione che le consultazioni popolari possano essere indette davvero, anche se al momento “ragioniamo di fantapolitica”.

Per scongiurarle, chiama in causa le altre forze di centrosinistra che lo hanno sostenuto in quattro anni e mezzo: Italia dei valori, Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista. Nessuna delle tre vuole le primarie. Con la differenza che la prima, annunciando la candidatura di Patrizia De Caro, ha aperto le ostilità nei confronti dell’inquilino di palazzo di città, mentre le altre due vorrebbero ricandidarlo. “Se si devono fare – riassume Lapenna – bisogna che siano primarie serie. Non una partita all’interno del Pd. Devono essere di coalizione, facendo un discorso serio con gli altri partiti, che però non le rivendicano”.

Giuseppe Ritucci

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