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Morte del piccolo Paolo, i documenti della commissione d'inchiesta

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VASTO – Il piccolo Paolo Alinovi avrebbe dovuto essere curato “attraverso la degenza presso una terapia intensiva, anziché presso un reparto di degenza ordinaria, come è avvenuto”. E’ scritto nella relazione finale della commissione parlamentare sulla malasanità, che si sta occupando della morte del bimbo, una vita spezzata a soli tre mesi a seguito di un’operazione che i medici dell’ospedale Santo Spirito di Pescara avevano definito di routine e che, invece, è terminata in tragedia.

Da tempo Mario Alinovi e Barbara Maragna, mamma e papà di Paolo, chiedono giustizia. Vogliono che la magistratura accerti la verità su quanto accaduto il 26 luglio del 2009, giorno della seconda operazione nel giro di due mesi. Un intervento, durato oltre 7 ore, dal quale il bambino non si è più ripreso.

La relazione stilata da quattro esperti, i professori Angelo Muraglia, Pietro Falco, Francesco Chiarelli e Giuseppe Rosani, fornisce un responso chiaro: “Si ritiene che la fase post-operatoria non sia stata gestita in modo ottimale”. Non sarebbero state nemmeno prese alcune necessarie precauzioni: “In relazione all’anemia segnalata dal personale al medico di guardia, non risultano consequenziali ed immediati provvedimenti medici“.

La commissione parlamentare presieduta da Leoluca Orlando ne deduce che “la gestione post-operatoria del piccolo paziente avrebbe potuto essere adeguata alle regole di buona pratica clinico-assistenziale attraverso la degenza presso una terapia intensiva, anziché presso un reparto di degenza ordinaria, come è avvenuto”. Alla luce di quanto emerge dai documenti, Mario Alinovi chiede “al direttore generale dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, dottor Claudio D’amario, la sospensione dei medici” coinvolti nell’inchiesta giudiziaria. Sono 11 gli indagati tra primari, sanitari di turno e anestesisti.

micheledannunzio@vastoweb.com

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