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Aveva 7 identità diverse, polizia arresta rumena ricercata

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VASTO – Ad ogni identificazione forniva un nome diverso. Aveva 7 identità diverse la venticinquenne rumena arrestata dagli agenti del Commissariato perché accusata di aver tentato di forzare ieri un’auto parcheggiata in lungomare Cordella, a Vasto Marina.

A finire in manette è stata Campean Cornelia Bianca, già nota alle forze dell’ordine per numerosi precedenti nel campo dei reati contro il patrimopnio.

“E’ stata sorpresa da una pattuglia della Squadra Anticrimine del Commissariato la giovane rumena che nella giornata di ieri aveva tentato di forzare un’auto parcheggiata in via Lungomare Cordella a Vasto Marina”, scrive il vice questore Cesare Ciammaichella.

“La donna aveva notato un portafogli sul sedile dell’autovettura e aveva deciso di forzare la serratura per impossessarsene.
La scena non sfuggiva ad una pattuglia anticrimine del Commissariato in servizio in quella zona del litorale, che in estate diventa un punto particolarmente sensibile per episodi di criminalità, in particolar modo per quanto riguarda i furti su auto e lo spaccio di stupefacenti.
Gli operatori avevano notato il modo in cui la donna, con due bambini al seguito, si aggirava con fare sospetto tra le autovetture parcheggiate e avevano deciso di tenerla d’occhio.
Poco dopo infatti, la vedevano armeggiare vicino ad un motoveicolo e ad altre vetture parcheggiate.
Non essendo riuscita ad aprire lo sportello di una macchina, la donna, con grande abilità, aveva forzato il finestrino riuscendo ad infilare la mano all’interno.
A questo punto la Polizia interveniva e la bloccava.
Veniva immediatamente accompagnata negli uffici del Commissariato e denunciata per tentato furto.
Dai primi accertamenti esperiti emergeva che la giovane era incensurata e che il gesto compiuto fosse di pura disperazione, anche se, il modo con cui aveva forzato l’autovettura non era da dilettanti.
Gli investigatori, coordinati dal dott. Ciammaichella hanno voluto vederci meglio.
Dalle informazioni del Centro Elaborazione Dati del Ministero dell’Interno la rumena non presentava precedenti penali e non era mai stata fotosegnalata.
Si è quindi proceduto alla comparazione dattiloscopia delle memorie contenute nel sistema Afis. Accertamenti più approfonditi effettuati dalla Polizia Scientifica del Commissariato hanno rilevato che la rumena aveva escogitato un particolare sistema per non essere identificata”.

La donna forniva alle forze dell’ordine sempre un nome diverso: “Si è accertato che ogni qualvolta veniva fermata e fotosegnalata dalla Polizia per i reati commessi, aveva sempre fornito un’identità diversa, dichiarandosi sedicente, cioè sprovvista di documenti in quel momento.
Aveva a carico numerosi precedenti, specie  per reati contro il patrimonio.
Tra gli altri provvedimenti vi era anche un ordine di carcerazione emesso nel 2009 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, al quale la donna era riuscita a sottrarsi proprio grazie ai numerosi alias forniti.
Doveva scontare quasi tre anni di reclusione.
Ben 7 gli alias forniti per sfuggire all’identificazione.
L’identificazione certa è avvenuta attraverso il nuovo sistema di rilevazione delle impronte, denominato Afis e la successiva comparazione con la carta di identità rilasciata dalle autorità rumene che la donna aveva cercato di occultare con la scusa di recarsi in bagno”.
La Scientifica – spiega Ciammaichella – è riuscita a collegare tutti gli alias al vero nome della donna e a ricondurre alla stessa i reati commessi con le altre identità. Le comparazioni dattiloscopiche dei computer non hanno lasciato spazio a dubbi.
Viveva in Italia unitamente al marito e ai due bimbi minori senza fissa dimora, in alloggi di fortuna e con i proventi dei furti commessi”.

Al marito sono stati affidati i figli, ma luomo, A.F., 30 anni, era stato già allontanato dal territorio italiano perché accusato di numerosi reati. Nei suoi confronti è scattata la nuova espulsione.

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